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Abbigliamento contraffatto, c’è un asse Prato-Bologna

Il rapporto del Censis sulla falsificazione dei marchi colloca la provincia al terzo posto in Italia: qui la produzione, in Emilia Romagna la distribuzione

Sale sul podio, ma questa volta per la contraffazione di prodotti di abbigliamento. Quella di Prato è fra le tre province italiane dove è maggiore la produzione di merci contraffate. Si tratta soprattutto di abbigliamento e fashion moda. Ad accendere i riflettori sulla produzione di materiale contraffatto “made in Prato” è il rapporto Censis 2021 che, in un’analisi basata principalmente sui sequestri eseguiti dalla Guardia di finanza e dall’ufficio delle Dogane, abbraccia gli anni che vanno dal 2008 al 2019. In sostanza, si parla dei 10 anni prima dell’arrivo della pandemia. Al centro di tutto c’è la lievitazione della contraffazione, grazie anche a una domanda crescente di prodotti provenienti dal commercio elettronico on line. Prato, in questo caso, non se la cava male. «A Prato la produzione di prodotti di abbigliamento falsi destinati al resto del Paese si è incuneata in un più complesso sistema di illegalità d’impresa che si è sviluppato con l’affermarsi dell’imprenditoria cinese – si legge nel documento redatto dal Censis – che ha man mano occupato gli spazi lasciati liberi dagli artigiani italiani nel settore del pronto moda e della maglieria. È questo un caso di forte specializzazione produttiva, in presenza di una domanda locale bassa».

I dati sui sequestri di materiale mettono in evidenza quello che è stato chiamato “un traffico formica”, sia nella produzione che nello smercio all’ingrosso dei beni, tanto che i dati raccolti dalle forze dell’ordine messi in relazione con fenomeni simili in altre regioni e province collegano il tutto come una capillare ramificazione di affari e falsi “brand” che niente hanno a che vedere con i marchi originali. Fra la produzione e lo smercio emergono, infatti, i collegamenti con il mondo della logistica e del trasporto di merci, tanto che proprio il Censis evidenzia il legame fra Prato e l’area bolognese, una delle principali aree della logistica del paese, così da mettere nero su bianco che «nel corso dell’analisi è emerso un asse che dalla Toscana conduce verso Bologna e la sua provincia, e interessa la zona di Prato come originaria di prodotti tessili e di abbigliamento e quella di Sesto Fiorentino per la produzione di borse e materiali di pelletteria». L’attività di contraffazione ha ormai una sua forte peculiarità e specializzazione. Nei cosiddetti “cluster territoriali” (raggruppamenti di aziende sul territorio), le province di Firenze, Prato e Napoli, sono diventate i luoghi prediletti per la buona produzione di marchi di abbigliamento contraffatto e manipolato.


A Prato manca in forma diretta un osservatorio sulla contraffazione, ma il tutto sembra essere bilanciato dai progetti “Patto per Prato sicura” e “Lavoro Sicuro” promossi da Regione e Comune. Una lente d’ingrandimento sull’imprenditoria che dalle migliaia di controlli effettuati fino ad oggi ha fatto emergere un 70% delle imprese non in regola. «Come elemento positivo c’è da sottolineare una riduzione, nel corso degli anni, delle aziende irregolari, ma soprattutto che la stragrande maggioranza delle aziende dopo i controlli hanno pagato le sanzioni e si sono adeguate», scrive sempre il Censis.