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Cadono le accuse di violenza nei confronti di nove religiosi

Don Giglio Gilioli, fondatore della comunità religiosa

Uno dei giovani che denunciò i presunti abusi dei Discepoli dell’Annunciazione non è stato ritenuto credibile. Restano indagati il fondatore e un altro membro

PRATO. Il giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti ha accolto la richiesta di archiviazione presentata lo scorso 21 aprile dai sostituti procuratori Laura Canovai e Valentina Cosci nei confronti di nove religiosi appartenenti alla disciolta comunità “I discepoli dell’Annunciazione”, che aveva sedi a Prato, Calomini (Lucca) e Aulla (Massa Carrara) accusati di violenza sessuale nei confronti di un giovane pratese che all’epoca dei fatti era ancora minorenne.

Si tratta del caso scoppiato quasi due anni fa e per il quale risultano ancora indagati il fondatore della comunità religiosa, padre Giglio Gilioli, e un altro membro, Lucio Fossanova. Ad accusare i religiosi erano stati due fratelli e l’archiviazione riguarda le accuse mosse dal fratello minore, che aveva parlato di abusi sessuali compiuti nei suoi confronti, nelle tre sedi dell’associazione, dal 2008 fino all’estate del 2016.

Ma al termine delle indagini il suo racconto non è stato ritenuto credibile. Non perché volesse calunniare i religiosi, spiega il giudice nel decreto di archiviazione, né perché cercasse soldi. Il fatto è che il giovane ha qualche problema psichico e secondo una perizia affidata allo psichiatra Renato Ariatti e allo psicologo Giovanni Battista Camerini, sostanzialmente tende a mescolare i ricordi reali con quelli non reali.

Erano talmente brutali le modalità che, secondo il suo racconto, sarebbero state usate nel corso degli abusi sessuali che anche i magistrati hanno dubitato che potessero essere vere.

In particolare non risultano accessi in ospedale o racconti fatti ai familiari all’epoca dei fatti. I ricordi sono riemersi durante alcune sedute di psicoterapia nel corso delle quali è stato usato il metodo Emdr, una tecnica che grazie alla stimolazione dei movimenti oculari è in grado di far riaffiorare ricordi che erano stati rimossi.
I periti Ariatti e Camerini, però, hanno concluso che nel caso del ragazzo in questione questo metodo si sia rivelato “del tutto improprio e in grado di generare false memorie”. I periti spiegano che il ragazzo, pur non avendo gravi problemi psichiatrici, ha una personalità con tratti istrionici e ciclotimici. Di conseguenza può elaborare ricordi non veri credendoli veri. Insomma, non ha mosso quelle accuse in malafede e per questo non sarà perseguito per calunnia.

Di fronte a questi risultati la Procura non ha potuto fare altro che chiedere l’archiviazione. «Ho vissuto gli ultimi due anni con grande sofferenza e nell’attesa di vedere riconosciuta la mia estraneità da questa dolorosa vicenda – commenta Don Everardo de Almeida, uno dei nove prosciolti insieme a don Giovanny Colorado – Penso che tutti siamo chiamati a portare qualche croce nella nostra vita ma mai avrei pensato di essere accusato di qualcosa di così grave che non ho mai fatto o pensato di fare. Non ho rancore nei confronti di nessuno ma vorrei solo ringraziare prima di tutto il Signore e poi tutte le persone che mi sono state vicine in questo doloroso percorso. Ho sempre avuto fiducia nella magistratura, che ringrazio per avere fatto chiarezza e fatto emergere la verità».

Diverso è il discorso per i due religiosi ancora indagati. Nel loro caso le accuse arrivano dal fratello maggiore, che viene ritenuto più credibile, e nei loro confronti la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini ha disposto ulteriori accertamenti per escludere che i due fratelli si siano influenzati nel loro racconto.