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Sfruttamento alla Texprint, l'Ispettorato dà ragione agli operai. Ma in 27 saranno processati

Il picchetto dei lavoratori Texprint davanti all'azienda di via Sabadell (foto Batavia)

La notizia arriva nel giorno in cui la Procura ha citato in giudizio due sindacalisti e 25 tra lavoratori e simpatizzanti per il picchetto davanti alla stamperia cinese di via Sabadell

PRATO. L’Ispettorato del lavoro ha dato ragione ai lavoratori della stamperia Texprint che nel mese di gennaio hanno denunciato condizioni di sfruttamento all’interno dell’azienda a conduzione cinese di via Sabadell. La notizia arriva nel giorno in cui la stessa Texprint annuncia che i due sindacalisti del Si Cobas, Luca Toscano e Sarah Caudiero, saranno processati insieme a 25 lavoratori e simpatizzanti con le ipotesi di violenza privata, danneggiamento, lesioni e percosse per il picchetto che il Si Cobas ha mantenuto per mesi davanti all’azienda. Ed è stato proprio l’ufficio stampa della Texprint a dare la notizia dell’esito degli accertamenti dell’Ispettorato, lamentandosi delle “incomprensibili diverse valutazioni della Procura e dell’Ispettorato”, senza peraltro entrare nel dettaglio del verbale notificato ai soci dell’impresa.

In realtà si parla di due cose diverse. La Procura ritiene di aver trovato elementi per processare sindacalisti e lavoratori per quanto accaduto all’esterno dell’azienda dalla metà di gennaio in poi; l’Ispettorato era invece chiamato a valutare quello che succedeva all’interno della Texprint dopo le denunce dei lavoratori che hanno parlato, tra l’altro, di turni di 12 ore per sette giorni alla settimana iniziando una dura vertenza per ottenere turni di otto ore per cinque giorni alla settimana (di qui lo slogan “8x5”).

Dunque i sindacalisti e i lavoratori saranno processati, ma con un rinvio che ancora non si era mai visto nel Tribunale di Prato: la prima udienza infatti è stata fissata al 3 marzo 2025. Mentre i soci della Texprint hanno ricevuto un verbale e una serie di multe per le irregolarità accertate dall’Ispettorato dentro l’azienda.

Non c’è nulla di ufficiale, comunque. L’unico interlocutore dell’Ispettorato nel procedimento amministrativo sono le persone fisiche, cioè i soci dell’azienda di via Sabadell, a cui stato notificato il verbale con le sanzioni, un verbale che non è stato reso pubblico. Ma la sostanza, confermata da fonti qualificate, è chiara: le denunce dei lavoratori hanno trovato riscontro.

Per quanto riguarda il procedimento penale nato dalle denunce dell’azienda contro i manifestanti, la Texprint nella sua nota parla di un rinvio a giudizio. In realtà si tratta di una citazione a giudizio che, come prevede il Codice per questo tipo di accuse, è stata fatta direttamente dal magistrato inquirente e non ha passato il vaglio di un giudice. Non risulta che a nessuna delle parti sia stata notificata la citazione. La Texprint ne sarebbe venuta a conoscenza facendo un accesso agli atti dopo la chiusura delle indagini per difendersi davanti al giudice del lavoro.

C’è un terzo fronte aperto, infatti: la causa di lavoro contro il licenziamento di 13 dipendenti in maggioranza pachistani a cui la Texprint ha contestato infrazioni disciplinari. Alla fine di settembre il giudice del lavoro ha dato ragione al Si Cobas nella prima causa pilota, ordinando il reintegro di Mohammad Afzaal. Dunque al momento i lavoratori hanno vinto sul fronte amministrativo e su quello del giudice del lavoro, mentre sul fronte penale la partita è rinviata al 2025. Senza dimenticare che l’esito dell’indagini dell’Ispettorato del lavoro era l’aspetto più importante, visto che tutto quello che è successo dopo è nato proprio dalle accuse di sfruttamento.

Texprint in ogni caso non demorde. "I ricatti, le gravissime condotte di reato di questi mesi e le reiterate calunnie dei Si Cobas - si legge in una nota diffusa dall'azienda - non sono riuscite a piegare la volontà del management della Texprint e l'azienda, nonostante i danni subiti in questi mesi, quantificati in oltre 2 milioni di euro, è riuscita ad evitare la chiusura e il fallimento, garantendo lo stipendio e il posto di lavoro ai restanti 66 dipendenti".

"I plurimi accertamenti tecnici effettuati dalla Texprint (tra cui, ad esempio, quelli sui dati di consumo dell'energia elettrica) - aggiunge l'azienda - i verbali resi alla Procura da decine di dipendenti ed ex dipendenti, nonché le fotografie e le immagini estrapolate dai social network dei Si Cobas dimostrano, infatti, in maniera chiara, oggettiva ed inconfutabile la palese falsità delle dichiarazioni rese dai Si Cobas all'Ispettorato e dunque ora potranno essere presentati e sottoposti alla valutazione dalle Autorità competenti. Non appena a disposizione della società le dichiarazioni rese all'Ispettorato, la società provvederà immediatamente a sporgere denuncia per calunnia".