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Insegnante positiva al Liceo Brunelleschi di Prato, esposto ai carabinieri di una mamma

Il Liceo artistico Brunelleschi di Montemurlo

La donna ha denunciato che la professoressa è andata a scuola pur avendo i sintomi riconducibili al Covid 19

PRATO. Prima le telefonate ai genitori a metà mattinata: insegnante positiva, alunni a casa. Poi, intorno alle 13, il dietrofront del liceo artistico Brunelleschi che in realtà non ha fatto altro che recepire le indicazioni dell’ufficio igiene dell’Asl: niente più quarantena e così oggi la didattica torna in presenza per due prime e una seconda. Le chat delle tre classi sono state infuocate: chi è andato a farsi il tampone rapido in farmacia a spese proprie, chi era convinto di dover aspettare il voucher con il Qrcode, chi ipotizzava di dover ripetere il test dopo cinque giorni. Ragionamenti tutti sbagliati perché da ieri, per effetto di una circolare ministeriale, è stato sospeso il protocollo della sorveglianza attiva con doppio tampone rapido da eseguire in cinque giorni per evitare la didattica a distanza.

Ma alcuni genitori sul piede di guerra puntano il dito contro la professoressa del Brunelleschi rea a loro dire di essere andata a scuola con sintomi riconducibili al Covid. «I ragazzi ci raccontano che la docente sia andata a lavorare con una forte tosse – denuncia la madre di una studentessa – Si parla di obbligo vaccinale dal 15 dicembre e poi si permette che un docente possa insegnare in tali condizioni di salute?».

Questa mamma ha fatto di più, raccontando al Tirreno di essersi recata al comando dei carabinieri a Mezzana e di aver firmato un esposto per denunciare la mancata osservanza delle regole anti-Covid. Cronaca di una mattinata infuocata al Brunelleschi guidato dalla preside Mariagrazia Ciambellotti che in modo trasparente ha fatto pubblicare ieri sul sito una circolare relativa 1C, 2C e 1F. «La scuola ha provveduto a informare le famiglie per il ritiro immediato da scuola dei propri figli e ha inoltrato gli elenchi degli studenti al sistema informatizzato dell’Asl per consentire secondo la procedura prevista l’invio tramite e-mail delle indicazioni da seguire, in modo da verificare la presenza o meno di ulteriori contatti».

Ma alle 12.30 la scuola veniva informata che non c’erano provvedimenti da prendere da parte dell’Asl. Nel giro di poche ore va via così lo spauracchio della didattica a distanza. La preside smentisce ogni accusa di “leggerezza” sulla presenza di professori con sintomi Covid. «Ci metterei la mano sul fuoco - replica Ciambellotti - Se la docente fosse stata male non sarebbe venuta a scuola: i nostri protocolli sono molto rigidi. E tutta questa confusione nelle famiglie non la capisco. In questo caso non c’è quarantena, non c’è tracciamento. E non c’è assolutamente necessità di rifare il tampone dopo cinque giorni anche perché non doveva essere fatto il primo». L’ultimo giorno di lavoro per la docente è stato il 24 novembre: l’indagine epidemiologica dei contatti stretti non viene attivata dall’Asl se sono trascorse più di 48 ore. Stessa musica anche all’istituto Gramsci Keynes che ieri mattina ha ricevuto la segnalazione di un alunno positivo. Ma lunedì lo studente era assente motivo per cui non è stata isolata la classe.

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