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Omicidio di Comeana, il fermato confessa: «Sì, ero lì ma non ho sparato ad Avvisato»

Il padre della vittima dieci anni fa fu arrestato per aver fatto da “tassista” all’uomo ora accusato di avergli ucciso il figlio

PRATO. «Non sapevo che si fosse portato dietro una pistola, non sapevo che gli avrebbe sparato, io gli ho fatto solo da autista». Questo il tenore delle risposte fornite la scorsa notte ai carabinieri e al sostituto Massimo Petrocchi dall’imbianchino di 39 anni fermato in serata con l’accusa di aver partecipato all’aggressione che si è conclusa con l’omicidio di Gianni Avvisato, in via Boccaccio a Comeana.

Una linea difensiva che, curiosamente, rappresenta anche un punto di contatto con la vittima, perché anche Giovanni Avvisato, il padre di Gianni, in passato è stato arrestato per aver fatto da autista proprio all’uomo che ora è ricercato per aver ucciso suo figlio. Il pratese Stefano Marrucci, 56 anni, una condanna per omicidio alle spalle, il 27 maggio del 2011 ferì con un colpo di pistola un poliziotto della squadra mobile di Firenze che lo voleva arrestare dopo un’evasione dagli arresti domiciliari e pochi giorni dopo Giovanni Avvisato fu arrestato con l’accusa di averlo prelevato da una comunità di recupero per portarlo a Firenze, dove poi Marrucci avrebbe rapinato una banca. I due sono stati poi prosciolti dalle rispettive accuse.


Ora proprio Stefano Marrucci è l’uomo più ricercato nell’area metropolitana, perché è lui, secondo il complice fermato dai carabinieri, ad aver esploso il colpo di pistola risultato fatale a Gianni Avvisato.

Che poi lo volesse davvero uccidere è ancora tutto da dimostrare, perché ci sono diversi elementi che sembrano raccontare un’altra storia. Innanzitutto l’ora e il luogo scelto per l’aggressione. Chi vuole uccidere una persona senza essere trovato, a meno che non sia completamente fuori di testa, preferisce farlo al riparo da sguardi indiscreti, non certo sulla porta di casa, in pieno giorno, davanti a decine di potenziali testimoni. Inoltre la ferita, tra l’inguine e l’anca, potrebbe dimostrare la volontà di gambizzare l’avversario, oppure l’esito di una colluttazione nella quale la vittima mette la mano sull’arma e la spinge in basso. Chi vuole ammazzare una persona di solito spara al torace o alla testa.

Ci sono però anche elementi che spingono in direzione opposta. Il killer di Avvisato si è portato dietro la pistola e, da quanto emerso nella prima fase delle indagini, ha messo il proprio telefono cellulare in “modalità aereo” per non lasciare tracce, dicendo al complice di fare altrettanto (cosa che però l’altro si è dimenticato di fare). Sono due elementi che dimostrano la premeditazione. Quantomeno la volontà di fare del male prendendo le minime precauzioni per rendere più difficili le indagini.

Ai fini della giustizia non cambia molto. Se e quando Stefano Marrucci verrà trovato (o si consegnerà, ma non sembra il tipo che si costituisce) verrà accusato di omicidio volontario e dovrà fare una bella fatica a dimostrare che non è andata così.

Gli inquirenti sono convinti che non sia andato troppo lontano, non ne avrebbe i mezzi e la capacità.