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Falde acquifere inquinate a Prato, l’Arpat lancia l’allarme

L’impianto di depurazione di Baciacavallo ha superato l’esame

Il rapporto dell’Agenzia toscana per la protezione ambientale segnala la presenza di fertilizzanti e solventi pericolosi. Produzione rifiuti sopra la media regionale

Acque sotterranee in pessimo stato e ancora una produzione procapite media dei rifiuti urbani al di sopra della media regionale. L’area pratese, da quanto si legge nell’annuario Arpat 2021 da poco pubblicato, non sembra eccellere in ecologia e ambientalismo. I “nervi scoperti” restano ancora una volta quello delle acque, come d’altronde tutta la piana pratese e fiorentina ad alta densità industriale, e la produzione dei rifiuti urbani, ancora molto alta nel pratese con 637 kg a persona nel 2019 e con un lieve aumento rispetto all’anno precedente, il 2018.

Da Prato lungo la direttrice della Perfetti-Ricasoli fino a Sesto Fiorentino e alle porte di Firenze, lo stato chimico delle falde acquifere profonde è stato classificato dall’Arpat come scarso, indicando, attraverso le stazioni di monitoraggio, una condizione di salute fortemente compromessa. Su scala regionale, il 28% delle acque sotterranee risulta inquinato da agenti chimici importanti, tanto che nella pubblicazione dell’agenzia regionale per la protezione ambientale, si legge che sono stati “registrati incrementi oltre i valori di fondo per sostanze come ferro, manganese, sodio, cloruro e mercurio. Pressioni antropiche di tipo industriale compromettono il corpo idrico pratese”. Sempre pressioni antropiche civili, si legge nel documento, “determinano un impatto da triclorometano nei corpi idrici pratese e fiorentino, a cui si aggiungono i nitrati nel caso di Prato”.


Per capirci, i nitrati sono largamente usati come fertilizzanti (quelli di potassio, di sodio, di ammonio e di calcio), e anche come coloranti. L’area pratese risulta una delle più compromesse di tutta la regione sul versante delle falde acquifere profonde, indicando che nel 2020, causa il rallentamento produttivo determinato dalla pandemia, si è avuto un leggero miglioramento rispetto al 2019. Ma la spia rossa è accesa da molto tempo. Tutta la falda compresa fra Prato e Firenze nel bacino dell’Arno, risente pesantemente della presenza oltre i limiti di legge di nitrati, triclorometano e tetracloroetilene-tricloroetilene. E il tetracloroetiene è un composto chimico più denso dell’acqua ed è considerato molto pericoloso per l’ambiente e tossico per gli organismi acquatici. Viene utilizzato in genere nelle lavanderie a secco, come solvente per lo sgrassaggio dei metalli, nell’industria chimica e farmaceutica e nell’uso domestico. In Italia, la legge considera i rifiuti contenenti tetracloroetene come “rifiuti pericolosi”.

Sul tema dei controlli, invece, la musica cambia. Gli impianti di depurazione delle acque a Prato hanno sempre passato l’esame. Sui 6 impianti di depurazione controllati dall’Arpat, nell’arco del 2020, è stata sempre rilevata la regolarità secondo la normativa vigente senza riportare sanzioni amministrative o notizie di reato. Un dato confortante, quest’ultimo, se si considera che sul totale degli impianti di depurazione delle acque sottoposti a ispezione in tutta la regione, il 27% ha fatto riscontrare delle irregolarità di vario genere. Allo stesso modo è passato l’esame sui controlli delle acque reflue dove Prato è risultata sempre conforme, nei prelievi a campione, su un totale di 48 esami fatti nel corso del 2020.