Da ex detenuto a imprenditore: Manci ora è titolare di un'impresa edile con nove dipendenti

Manci Gezim

Prato, la rinascita di un trentenne grazie all’aiuto dei volontari: «Do lavoro anche a tre persone che erano come me in carcere»

PRATO. Trentatrè anni e un terzo di questi trascorsi in carcere per reati gravi. Poi la svolta, la “rinascita”, grazie ad alcuni volontari che lo hanno aiutato a mettere la sua vita su binari diversi, totalmente opposti a quelli di prima, tanto da trovare un lavoro, diventare imprenditore. E alimentare il circuito del bene decidendo di aiutare, a sua volta, tre ex detenuti. Per offrire ad altri l’opportunità che era stata regalata a lui.

Ecco chi è Manci Gezim, un uomo distinto e ben vestito che, alla presentazione del bilancio sociale della Caritas, parla con assoluta naturalezza del suo passato, degli errori che ha commesso, senza nascondere niente. Senza tentare sconti sul suo passato. Perché nei 33 anni che ha alle spalle non c’è stato solo il nero dei reati ma anche una parte bianca, di luce, un percorso sudato, di lavoro e di riabilitazione. Costellato anche di un pizzico di fortuna che tanti suoi “colleghi” di cella non hanno avuto. Perché sono rimasti agganciati alla spirale di chi esce ed entra dal carcere.


«In questa casa sono rinato, posso dirlo senza esagerare: sono rinato». Ecco le sue parole. Va avanti: «Quali reati? Tanti capi di imputazione, anche gravi, non lo nascondo, ma oggi sono una persona diversa e questo lo devo alla Casa Jacques Fesch», dice l’ex detenuto che adesso ha un lavoro, ha un’impresa edile, si è sposato e ha una figlia di diciotto mesi. Alla presentazione del bilancio sociale della Fondazione Caritas, la sua è stata una testimonianza forte, commovente e utile per capire quanto bene possano fare i progetti di sostegno ai carcerati a fine pena. Jacques Fesch era un criminale francese che si convertì in carcere: a lui è dedicata la casa aperta da Caritas e gestita dall’associazione Don Renato Chiodaroli insieme al cappellano della Dogaia don Enzo Pacini.

Manci Gezim entrò in contatto con la Caritas nel 2017 quando la casa, posta accanto al chiesino di Narnali in via Pistoiese, era in ristrutturazione. L’uomo stava finendo di scontare dieci anni carcere e doveva ripartire da zero. Non aveva documenti, non aveva una casa, una famiglia. E tanto meno un lavoro. Chi avrebbe potuto assumerlo? Per quelli come lui il rischio recidiva è altissimo: quasi due detenuti su tre che non hanno opportunità, quando sono liberi tornano a commettere reati.

Ma scatta il piccolo miracolo: Manci Gezim venne coinvolto dalla ditta Saccenti nei lavori alla Casa Jacques Fesch e da qui imparò il lavoro di muratore. Per sei mesi gli dettero anche un posto dove stare, nella struttura. E soprattutto incontrò Elisabetta Nincheri, una delle volontarie della Chiodaroli che lo aiutò a cambiare vita.

Da qui il lavoro, l’incontro con quella che diventerà sua moglie, la decisione di mettersi in proprio e aprire una impresa edile dove adesso lavorano nove dipendenti. «Di questi, tre sono ex detenuti – sottolinea Manci Gezim – come hanno aiutato me, anche io voglio fare altrettanto».