Contenuto riservato agli abbonati

Prato, un esercito di no-vax malati immaginari mette sotto assedio i medici di famiglia

Il dottor Niccolò Biancalani, primo a sinistra, durante la vaccinazione al Centro Pegaso

In tanti chiedono al proprio dottore il certificato che consente loro di non perdere il lavoro e non pagare il tampone

Le pressioni che ricevono dai loro pazienti sono di vario tipo. Suona più o meno così la richiesta più frequente che riecheggia negli ambulatori. «Dottore, mi faccia un certificato perché ho avuto diverse scariche di diarrea stanotte». Dall’altra parte del filo il medico cerca di capire quali sono gli eventuali altri sintomi ma, in caso di sospetta gastroenterite, non gli resta che credere al paziente sulla parola. E in effetti, con i primi sbalzi di temperatura, tanti medici di famiglia raccontano che negli ultimi giorni le manifestazioni di virus gastrointestinale sono aumentate.

I sospetti. Quasi 24mila cittadini dell’area pratese fra i 18 e i 59 anni non hanno nemmeno una dose di vaccino e quindi devono ricorrere al tampone per avere il Green pass in tasca. Ma il tampone costa 15 euro e bisogna eseguirlo ogni 48 ore. L’alternativa? L’assenza ingiustificata dal lavoro può valere la perdita dello stipendio. «Si nota un aumento di richieste di certificati per malattia – racconta Niccolò Biancalani, vicesegretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale – Da quello che mi viene riferito, alcuni pazienti senza Green pass ci provano. Tentano di prendere tempo con richieste “sospette” per rimandare il tampone ed evitare di risultare assenti ingiustificati dichiarandosi malati. C’è chi ci chiede la prescrizione del tampone per evitare di pagarlo. In questo momento è necessaria la massima cautela da parte di tutti noi medici di medicina generale: mai rilasciare certificati al telefono ma solo visite in presenza, come prevede del resto la legge». Il paziente riferisce di avere tosse e raffreddore? Allora il medico gli prescriverà un tampone per escludere sintomi da Covid-19. E se uno ha un normale virus gastrointestinale difficile che gli possa durare più di tre giorni. I medici di famiglia stanno facendo quadrato sul punto. Ma non c’è limite all’indecenza per i “furbetti” senza Green pass. Allo stesso Biancalani, ad esempio, è stato chiesto di chiudere un occhio, ovvero di gettare via una dose di vaccino e poi registrare il paziente come vaccinato.


Farmacie nel caos. Intanto l’Ordine provinciale dei medici ha chiesto alla Regione la possibilità che gli iscritti tornino a eseguire i tamponi antigenici rapidi su base volontaria. Un copione che si era già visto a primavera quando alcune strutture (una di queste è la Casa della salute di via Fra Bartolomeo) si erano organizzate con i test. Un modo anche per ridurre la forte pressione che grava sulle farmacie del territorio: sulle 57 presenti nell’area di Prato e provincia, 24 eseguono tamponi. «Alcune farmacie sono arrivate a effettuare 200 tamponi al giorno – racconta Pietro Brandi, presidente dell’Ordine provinciale dei farmacisti – Così non potremo reggere a lungo: da una parte, abbiamo la necessità di garantire un servizio per il rilascio del Green pass, dall’altra abbiamo la gestione di altri servizi erogati dalla farmacia, compreso quello dei vaccini. Uno sforzo organizzativo senza precedenti». Se è vero che una farmacia guadagna 15 euro a tampone, bisogna mettere in conto la spesa per il materiale e il personale (mediamente serve una figura che fa il test e un’altra che stampa il Green pass), oltre ai costi per lo smaltimento da rifiuto speciale. Intanto la Federazione degli Ordini dei farmacisti apre alla possibilità di fare tamponi rapidi anche nei giorni di chiusura delle farmacie, come la domenica. Aperture straordinarie soltanto per consentire lo svolgimento dei test. «Non è escluso che anche a Prato qualche farmacia aderisca – conclude Brandi – Uno dei momenti più critici per l’affluenza è il fine settimana e il lunedì mattina».