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«Le cassiere devono fare anche le pulizie». In rivolta i dipendenti Pam: non ci stiamo

L’indicazione dell’azienda trova sulle barricate i lavoratori dei supermercati e delle coop di servizi che perderebbero il lavoro

PRATO. Due stracci e un detergente accanto alla cassa. Non per ripulire la propria postazione – quello avveniva già - ma anche il nastro mobile della spesa e il pannello di plexiglass. E chi sta nel reparto di macelleria o gastronomia dovrebbe impugnare una scopa e spazzare. Internalizzare alcuni servizi di pulizia? No, grazie. “No” lo dicono da una settimana circa 100 dipendenti dei supermercati Pam di Prato (via Ferrucci) e Poggio a Caiano che sono in stato d’agitazione. E lo sono anche i loro colleghi di Pistoia e degli altri punti vendita della catena in Toscana. Il campanello d’allarme risuona due volte. Sì perché ad andare a bussare alla porta della Filcams Cgil, con il loro carico di preoccupazioni, non sono solo i dipendenti della Pam (un centinaio) ma anche le lavoratrici delle pulizie che appartengono a una ditta esterna. Da una parte il sindacato denuncia uno snaturamento della mansione di cassieri e addetti vendita, dall’altra c’è il rischio di una penalizzazione per le lavoratrici dell’appalto in termini di orario e compiti. Da contratto i lavoratori della grande distribuzione dovrebbero tenere in ordine la loro postazione, mentre gli altri servizi dovrebbero essere esternalizzati. «Pronti alla mobilitazione per tutelare la dignità sia dei dipendenti del supermercato che degli addetti delle imprese di pulizia», fa sapere il segretario della Filcams Cgil pratese Nunzio Martino.

Erano gli angeli del Covid, durante la prima ondata della pandemia. Impegnati a battere gli scontrini, prezzare gli articoli e sistemare gli scaffali, ora i dipendenti dovrebbero anche pulire. E magari sanificare con quegli accorgimenti in più richiesti in tempo di pandemia. Ma questi sono compiti che spettano alle lavoratrici delle ditte di pulizie. Che si sono rivolte alla Filcams Cgil perché vedono a rischio il loro posto di lavoro insieme a una decurtazione di stipendio. Sono figure che guadagnano 7,34 euro l’ora (lordi) per una media di 16-24 ore settimanali. «A Prato la Pam è già in carenza d’organico – ricorda Martino - La pandemia dovrebbe aver insegnato il ruolo chiave dei lavoratori del commercio e dei servizi, a partire dalla necessità di un’accurata pulizia e sanificazione degli ambienti».


Se a Prato l’internalizzazione di una parte delle pulizie è scattata già da una settimana, a Pistoia ancora questa non è avvenuta perché – a sentire la Cgil – non sarebbe ancora arrivata dall’azienda madre (la sede è in Veneto) tutto il materiale per le operazioni di pulizia. In attesa dell’incontro fra sindacati e gruppo Pam-Panorama in programma domani, sui territori ci si organizza in autonomia: ieri a Genova, ad esempio, si è svolto uno sciopero delle lavoratrici dell’appalto pulizie davanti al supermercato. «Restiamo in attesa dell’incontro per decidere eventuali azioni - sottolinea Alessandro Cartei, segretario della Filcams Cgil pistoiese – C’è un problema di demansionamento e svilimento delle professionalità dei lavoratori».

Dal canto suo, la direzione di Pam-Panorama precisa che «l’internalizzazione del servizio di pulizia fa riferimento ad attività non in via esclusiva ed è complementare alla gestione di ogni singolo reparto». Nella nota si legge che «l’azienda conferma tutti i cospicui investimenti adottati nella salvaguardia della sicurezza dei dipendenti e clienti in materia di misure anti-Covid, e la piena disponibilità al confronto con le rappresentanze sindacali».

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