Operai in corteo davanti ai pronto moda dopo il pestaggio: "Non abbiamo paura"

La manifestazione del Si Cobas (foto Binoy Toroucly)

Caso Dreamland, identificati otto presunti aggressori. In centinaia portano la propria solidarietà ai lavoratori pachistani

PRATO. “Buttiamo via la paura”. Questo lo slogan dello striscione che ha aperto ieri pomeriggio, 16 ottobre, la manifestazione del sindacato Si Cobas, cinque giorni dopo il brutale pestaggio di cui hanno fatto le spese alcuni dei manifestanti che avevano organizzato un picchetto davanti al magazzino del pronto moda cinese Dreamland di via Galvani, al Macrolotto.

Il corteo del Si Cobas (foto Binoy Toroucly)

E proprio da via Galvani ieri alle 15 alcune centinaia di persone sono partite per una marcia simbolica in direzione del Macrolotto di Iolo, il cuore della produzione e della vendita dell’abbigliamento donna prodotto dai cinesi di Prato, gli stessi che ormai da tempo sono ai ferri corti con le maestranze soprattutto pachistane. Una deriva alla quale il sindacato Si Cobas non si rassegna. Ecco il motivo della manifestazione di ieri pomeriggio, che secondo Luca Toscano, leader della piccola formazione sindacale insieme a Sarah Caudiero, è andata molto bene.

Il corteo del Si Cobas (foto Binoy Toroucly)

«Eravamo in 400 – racconta – Nemmeno noi ci aspettavamo una simile partecipazione, anche perché abbiamo organizzato tutto nel giro di un paio di giorni. C’erano anche tanti giovani pratesi, ma come al solito nessuno delle istituzioni». Il corteo si è snodato da via Galvani lungo via Paronese per raggiungere il Macrolotto di Iolo. Qui i manifestanti hanno fatto un giro del quadrilatero dei pronto moda senza che ci fossero particolari tensioni coi cinesi che ci lavorano. «In tanti sono venuti fuori dai capannoni – racconta ancora Toscano – Ci guardavano straniti, c’erano anche tanti bambini».

Il corteo del Si Cobas (foto Binoy Toroucly)

I manifestanti si sono fermati davanti alla Carrie Moda, altro pronto moda coinvolto nei controlli della scorsa estate che avevano fatto emergere irregolarità diffuse. Uno dei lavoratori che era in corteo ha denunciato la sua storia e l'inefficacia dei controlli. Il corteo è stato accompagnato discretamente dai poliziotti della Digos, gli stessi che, insieme alla Scientifica, erano presenti anche lunedì pomeriggio davanti al pronto moda Dreamland e che sono stati criticati dai manifestanti per non essere intervenuti. Successivamente il questore ha spiegato che tutto è successo nel giro di pochi minuti e che c’era un’evidente sproporzione di forze (tre poliziotti contro una decina di aggressori).

Su quell’episodio ha indagato la stessa Digos della polizia, che già mercoledì ha depositato una prima informativa in Procura indicando un nominativo e successivamente ha integrato l’informativa con un elenco che conta complessivamente otto nomi. Dunque quasi tutti gli aggressori sarebbero stati identificati. Il titolare del pronto moda e la sua compagna, immortalati nelle immagini della zuffa davanti alla Dreamland, hanno negato di aver voluto aggredire i manifestanti e si sono lamentati per il blocco dei mezzi in entrata e in uscita dal magazzino, ma intanto si sono mossi per trovare un accordo col Si Cobas. Un primo approccio non ha finora portato a nulla di concreto