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Bini Smaghi: "Il museo Pecci è il più costoso per visitatore"

Prato, la bordata del presidente della Fondazione dopo la revoca della direttrice. Tra i papabili per prendere il posto di Cristiana Perrella c’è Alberto Salvadori

PRATO. “Perrella contro Bini Smaghi”, per ora solo sulle pagine della stampa più o meno specializzata, ma le querelle tra l’ex direttrice del Museo Pecci e il presidente della fondazione che lo gestisce (e che l’ha rimossa) si è già spostata negli studi legali romani e fiorentini, in attesa di arrivare in Tribunale, visto che le rispettive posizioni sono ormai inconciliabili. E intanto a farne le spese con un incommensurabile calo di immagine sono il Centro Pecci e la città di Prato, tanto più che a pagare sono soprattutto i cittadini pratesi che ogni anno pagano un contributo di un milione 300mila euro e quelli toscani che attraverso la Regione ne sborsano 800mila (ora 600mila dopo gli ultimi tagli).

«Il Centro Pecci è il museo più costoso a visitatore d’Italia». Così ha dichiarato il presidente della Fondazione per le arti contemporanee in toscana, Lorenzo Bini Smaghi, rendendo noti i risultati di una ricerca commissionata dal Cda ad un’agenzia specializzata. Tra Bini Smaghi e Cristiana Perrella, l’ex direttrice, ci sono ancora questioni da risolvere, in particolare c’è da capire se davvero Perrella aveva firmato un accordo per le dimissioni entro il 1° ottobre per lasciare il museo entro il 1° aprile 2022, oppure se era un accordo verbale, e se c’erano ancora aspetti, magari economici, da definire. In ogni caso, se prima c’era la possibilità di un accordo, dopo il “licenziamento in tronco” reso noto con un comunicato venerdì scorso, ora restano solo le carte bollate e un danno d’immagine irreparabile per il Centro Pecci, “il museo più costoso d’Italia a visitatore”. E a far cambiare questo “marchio”del primo museo italiano costruito appositamente per l’arte contemporanea, con una storia culturale trentennale ineguagliabile, si dovrà impegnare il nuovo direttore, quello che Bini Smaghi definisce «il manager in arrivo già a metà dicembre» grazie alla selezione di una società inglese di cacciatori di teste.


Nelle intenzioni del Cda a lui toccherà il compito di aumentare i visitatori dagli attuali 43mila, giudicati troppo pochi, nonostante la pandemia, e trovare maggiori investimenti privati, con grande sollievo dei cittadini pratesi e toscani.

La “rosa” individuata dagli inglesi, verrà scremata da una commissione di tre membri formata da Bruno Corà, ora presidente della Fondazione Burri a Citta di Castello, storico dell’arte, critico e docente universitario, ma soprattutto già direttore del Centro Pecci dal 1995 al 2002, con mostre eccezionali come Kounellis, Richter, Kline, Araki, Burri e Fontana, poi Guido Guerzoni, manager, progettista e docente universitario esperto di gestione museale, progettazione e pianificazione culturale e produzione editoriale e multimediale, infine Lorenzo Sassoli de Marchi, imprenditore, critico d’arte, filantropo, presidente della Valsoia, ma sopra tutto dell’Ica di Milano, fondazione privata no-profit per le arti e la cultura. E proprio dall’Ica, dove è direttore, potrebbe arrivare Alberto Salvadori, come nuovo direttore-manager, che verrà scelto dal Cda del museo. Salvadori, nato a Vinci, è molto conosciuto come critico d’arte, docente universitario, già direttore del museo Marino Marini di Firenze. In attesa del nuovo direttore, oltre al segretario generale, anche lui esperto manager Emanuele Lepri, c’e Stefano Pezzato, attuale conservatore della collezione permanente ma già direttore del nostro museo nel dal 2006 al 2007. Sul prossimo futuro espositivo del museo restano tante incognite, tutte da sciogliere quanto prima, come le mostre già in programma con Cristiana Perrella come curatrice.

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