Tutti pazzi per la pietra nera, ma la meteorite non si trova

Le ricerche della meteorite

Due giornate di ricerche nei campi al confine tra le province di Prato e Pistoia. Una ventina di astrofili sperano nel colpo di fortuna e si appellano anche ai privati

PRATO. Trovare una pietra nera del diametro di pochi centimetri, pesante tra i 30 e i 100 grammi, in un’area di dieci chilometri quadrati è peggio che cercare un ago in un pagliaio, ma gli astrofili di Prato e Montelupo Fiorentino sono degli inguaribili ottimisti, oltre ad essere animati da un’invidiabile passione scientifica. Per questo una ventina di loro, guidati da Marco Morelli, direttore del Museo di scienze planetarie di Prato, e da Tiberio Cuppone, ricercatore di Scienze della terra all’Università di Firenze, sabato mattina si sono sparpagliati nei campi al confine tra le province di Prato e Pistoia nella speranza di imbattersi nella meteorite caduta la notte del 1° ottobre in questa zona. E sono tornati anche oggi, domenica 10 ottobre, senza fortuna. Ci riproveranno il prossimo fine settimana, anche col metal detector.

«Ci vorrà più c... che anima – confessa Morelli – ma ne vale la pena». Il perché è presto detto. Succede molto raramente che una meteorite arrivi a toccare il suolo terrestre e, nel caso la si trovi, la sua composizione può raccontarci molto su come si è evoluto il Sistema solare. L’ultima volta è successo l’anno scorso dalle parti di Carpi, in Emilia, ma erano già passati 20 anni dal precedente ritrovamento, a Fermo. Ecco perché gli astrofili hanno dedicato una mattinata alle ricerche, ispezionando una dozzina di ettari, finora senza esito.
Sono partiti in mattinata dalla Ferruccia di Agliana, dopo aver ricevuto istruzioni precise su cosa cercare. Ci riproveranno ogni fine settimana, condizioni meteo permettendo.

«Ancora una volta – ha dettto Marco Morelli – faccio appello a chi possiede orti, giardini e vivai nella fascia che comprende le frazioni di La Ferruccia, Sant’Antonio, Vignole, Olmi, Valenzatico, Case Ferretti fino a Lucciano di controllare il terreno e, se è possibile, dare un’occhiata anche sui grandi tetti delle aziende». Ieri sono arrivate alcune segnalazioni, ma nessuna si è rivelata fondata.

E se qualcuno pensasse di fare uno scherzo come quello delle teste di Modigliani a Livorno, deve sapere che in questo caso sarebbe molto difficile. «L’analisi delle meteoriti rivela anche quando sono arrivate sulla terra – spiega Morelli – grazie agli isotopi, atomi instabili provocati dalle radiazioni dello spazio. In poche settimane decadono e la loro assenza ci permette di capire che la meteorite è caduta da tempo».

Gli astrofili usano un’applicazione che permetterà via via di registrare (e quindi poi di escludere) le zone già battute che non hanno dato risultati. La fascia indicata dagli esperti, circa 10 chilometri in lunghezza e uno in larghezza, è stata suddivisa con un reticolo di 200 per 200 metri che permette di setacciarla con attenzione.
«Chiunque dovesse trovare una piccola pietra con le caratteristiche di una meteorite, un sasso ricoperto da una patina scura e con gli angoli smussati, deve subito avvertirci, magari inviando una foto – prosegue Morelli – Il fortunato che dovesse trovarla diventerà molto popolare. Le meteoriti conservano informazioni preziose sulla nascita del Sole e del nostro Sistema Solare, ma sta anche crescendo l’interesse non solo scientifico per gli oggetti provenienti dallo spazio, per esempio nell’ottica, in un futuro non troppo lontano, dello sfruttamento minerario degli asteroidi». Per le segnalazioni si può usare il numero 335-8486580 o le mail info@museoscienzeplanetarie.eu e prisma_po@inaf.it.