Boom delle esportazioni a Prato, Pistoia e Lucca

Federico Albini

Il secondo trimestre 2021 meglio anche del 2019. Albini (Confindustria): salgono i costi dei trasporti marittimi e c'è il rischio di una fuga degli autisti a causa dell'obbligo del Green pass

PRATO. Nelle province di Lucca, Pistoia e Prato l'export nel secondo trimestre 2021 ha registrato un aumento del +51,6% rispetto al minimo del secondo trimestre 2020 e un incremento anche rispetto al periodo pre crisi (secondo trimestre del 2019, +2,4%) - secondo dati Istat relativi al giugno 2021, elaborati dal Centro Studi Confindustria Toscana Nord, ma crescono i costi dei trasporti marittimi e non solo. Lo fa notare Federico Albini, responsabile del settore trasporti dell'associazione industriale.

”Il commercio mondiale è fortemente condizionato dai costi marittimi da e per la Cina, sestuplicati in un anno: da meno 2.000 a circa 12mila dollari per singolo TEU (container di dimensione standard) - spiega Albini - Le ragioni sono molteplici; la stringente politica anticovid della Cina, che mette in lockdown intere città anche portuali non appena si verifica un solo caso di positività; le procedure adottate per le navi che attraccano nei porti del paese del Dragone, e che ha dilatato la quarantena dai due giorni richiesti negli altri Paesi a otto; gli inevitabili ingorghi marittimi, che portano i prezzi alle stelle con l'assurdo che sono più scarsi i container delle navi, (le quali, per non essere soggette al prezzo dello stazionamento in porto riprendono il mare anche senza caricare container di ritorno). Con l'aumentare del metallo (acciaio Corten) necessario a produrli, rincarano inoltre ovviamente i container da noleggiare”.

Albini segnala anche il rischio di una fuga degli autisti su gomma a causa dell'obbligo di avere il Green pass. "Sebbene la percentuale di non vaccinati nel nostro settore sia in linea con il dato nazionale - dice il responsabile del settore trasporti di Confindustria Toscana Nord - esiste un grave problema relativo al personale viaggiante, in gran parte di nazionalità estera (spesso proveniente da Paesi in ritardo con la campagna vaccinale o che hanno utilizzato vaccini non validati in Unione europea);  il rischio è quello di una  “fuga in massa” di autisti che pur di non sottoporsi alla vaccinazione o al tampone per essere in regola con il green pass, hanno già annunciato di voler rientrare nei loro Paesi di origine o addirittura trasferirsi in altri Stati europei, dai quali difficilmente rientreranno una volta conclusa l'emergenza sanitaria. E' un effetto che dobbiamo considerare fin da subito, vista anche la difficoltà a trovare autisti italiani, preesistente alla crisi pandemica".