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Sartoria di Prato chiude i battenti dopo 35 anni: «Niente più manodopera qualificata»

Marisa Romagnoli al lavoro nella sua sartoria, l’ingresso del negozio “Via del teatro” e i cartelli per la vendita appesi alle vetrine

"Via del teatro" ha vestito le signore dello spettacolo. La titolare: «Mestiere afflitto dal mancato ricambio generazionale»

PRATO. No, stavolta il Covid-19 non c’entra. C’entra un pezzo di epoca che se ne va, quella del bello cucito addosso, dell’abito su misura impreziosito dalle mani di una sarta esperta. La scelta del modello, il giorno fissato per la prova, gli specchi tra il laboratorio e la bottega con doppio ingresso da piazza delle Carceri e da via Cairoli. Quei tempi Marisa Romagnoli un po’li rimpiange, mentre sfiora le sue adorate macchine da cucire che sono l’essenza più autentica di "Via del teatro". Ora sono spente: tranne lei, che è rimasta praticamente da sola in negozio con l’ultima dipendente al suo fianco da trent’anni, nessuno le manda avanti. «Chiudo perché sono rimasta da sola: non si trova più manodopera qualificata - spiega - . Il mestiere di sarta è afflitto dalla mancanza di ricambio generazionale: un lavoro creativo, difficile e faticoso».

Alle spalle di Marisa spuntano rotoli di pezze colorate: la migliore stoffa di Prato per confezionare capi di abbigliamento e abiti da cerimonia. Per lo storico negozio di sartoria femminile, il bandone si abbasserà entro la fine dell’anno. L’ultima "lavorante", come la chiama Marisa, è andata in pensione l’anno scorso a 70 anni. Il laboratorio è un prezioso scrigno di ferri del mestiere con le postazioni per il cucito, l’area per il figurino e il taglio. Fino a dicembre fioccano sconti a metà prezzo su tutta la merce che fanno gola a chi entra. «Giusto il tempo di smaltire i tessuti per creare nuovi abiti - racconta la titolare - . Ma se qualcuno volesse rilevare la sartoria, le porte sono aperte. Mi mancherà questo lavoro in tutti i suoi aspetti. Dalla relazione con le clienti alla capacità di interpretarne i gusti. Mi mancherà anche piazza delle Carceri con i suoi meravigliosi monumenti che s’intravvedono dal laboratorio. E pensare che per tanti anni c’era un parcheggio. È un piacere vederla pedonale, vissuta da tante famiglie».

Marisa, una vita fra le quattro mura di bottega, si godrà finalmente la pensione. Classe 1953, insieme alla sorella Manola, costumista di teatro andata in pensione 15 anni fa, ha vestito anche le signore della scena dei grandi teatri romani. Una fra tutte, Anna Teresa Rossini. Nella capitale, "Via del teatro" ha organizzato per tanti anni periodiche vendite temporanee. Nomen omen, dicevano i latini. E il destino fu quello di nascere nel 1987 in via Verdi, davanti al Metastasio. Poi lo spostamento all’alba del nuovo millennio in via Cairoli.

«Quando aprimmo il negozio c’era voglia di innovazione nella moda - ricorda Marisa - I pratesi scoprivano nomi di stilisti come Gaultier e Yamamoto e si usciva dagli schemi classici. Un periodo frizzante che ci fece venire voglia di aprire una sartoria di alta moda tutta nostra». Marisa usa il plurale perché in quest’avventura imprenditoriale tutta al femminile erano coinvolte anche la sorella e la cugina. E i giovani di oggi? «Non mancano le scuole che li formano in sartoria e modellismo ma si preferisce andare a lavorare per i grandi brand», conclude.

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