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Parroco arrestato a Prato, don Spagnesi via dalla Castellina: ora è in una residenza sanitaria

Don Spagnesi

L'ex parroco è stato trasferito in un luogo protetto dove ha iniziato un percorso di disintossicazione dalla droga e dove rimane agli arresti domiciliari. I suoi avvocati: «L’obiettivo è quello di uscire dalla tossicodipendenza». Ad amministrare la parrocchia è don Scaccini, il servizio liturgico a don Souly  

PRATO. Don Francesco Spagnesi, ex parroco di Castellina, ha lasciato la sua abitazione ed è stato trasferito in un luogo protetto, in una residenza sanitaria, dove ha iniziato un percorso di disintossicazione dalla droga e dove rimane agli arresti domiciliari. Ancora, intanto, non è scelto il nuovo parroco e sarà don Daniele Scaccini, già per dieci anni parroco alla chiesa dell’Annunciazione ed ora vicario generale della diocesi, ad amministrare la stessa parrocchia. Mentre il servizio liturgico è stato affidato a don Vincent Souly. Intanto martedì sera il vescovo ha indetto una veglia di riparazione a San Domenico a cui hanno partecipato numerosissimi fedeli.

Don Spagnesi, ai suoi avvocati (Federico Febbo e Costanza Malerba) ha espresso l’intenzione di risarcire la parrocchia e i fedeli anche se in questo momento «l’obiettivo principale è quello di uscire dalla tossicodipendenza». E per questo sarà determinante il percorso che sta intraprendendo, già da questi giorni, con il Sert. Intanto anche gli ex compagni di scuola del liceo Livi, lo ricordano come una persona mite e tranquilla «che aveva fatto una scelta importante» e sono rimasti «esterrefatti per quello che è successo». Il sacerdote è di recente al centro di un’inchiesta che lo vede indagato per traffico internazionale di droga, spaccio, appropriazione indebita, truffa e tentate lesioni gravissime.


Secondo la procura di Prato il prete avrebbe comprato dall’estero, dall’Olanda in particolare, la cosiddetta droga dello stupro assieme al suo compagno, anche lui agli arresti domiciliari. La droga, secondo la Procura di Prato, sarebbe stata pagata dal prete con i soldi della parrocchia e con le offerte dei parrocchiani. E sarebbe stata destinata a persone contattate tramite siti di incontri sessuali. Secondo gli inquirenti, don Spagnesi avrebbe organizzato ritrovi a base di sostanze stupefacenti e di sesso a cui avrebbero partecipato una trentina di persone.
All’inizio della settimana il prete, nell’interrogatorio di garanzia, aveva fatto un resoconto di come e dove aveva speso i soldi. La procura ha poi formulato l’ipotesi di reato di “tentate lesioni gravissime” in relazione alla sua sieropositività. Il parroco infatti, avrebbe nascosto la sua condizione di salute .

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