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Parroco arrestato a Prato, don Spagnesi indagato anche per truffa. A San Domenico veglia di riparazione

I fedeli che sono intervenuti alla veglia di preghiera

L’attenzione degli investigatori si sta dirigendo sui comportamenti che il sacerdote e il suo compagno avrebbero tenuto durante gli incontri a base di sesso e di droga. Intanto chiesa stracolma di fedeli per la preghiera voluta dal vescovo

PRATO. Dopo l’interrogatorio di garanzia a don Francesco Spagnesi, durante il quale il prete ha ricostruito in maniera dettagliata tutti gli ammanchi dal conto corrente e dalle elargizioni dei parrocchiani, ora l’attenzione degli investigatori si sta dirigendo anche sui comportamenti che il sacerdote e il suo compagno, Alessio Regina, avrebbero tenuto durante gli incontri a base di sesso e di droga a cui, secondo gli investigatori, partecipavano decine di persone. Per questo la Procura di Prato ha iscritto don Spagnesi, risultato sieropositivo, nel registro degli indagati con l’ipotesi di tentate lesioni gravissime. Un’accusa che per il momento vede come parte offesa il compagno del sacerdote ma che teoricamente in futuro potrebbe riguardare, sempre come parti offese, anche altre persone.

È dalla scorsa settimana che don Francesco, parroco dell’Annunciazione alla Castellina, è stato messo agli arresti domiciliari in canonica per aver importato dall’Olanda diversi litri di Gbl, una droga sintetica che sarebbe stata offerta ai suoi ospiti insieme alla cocaina, ed è indagato per aver sottratto decine di migliaia di euro dai conti della parrocchia. E probabilmente, secondo la Procura, anche dalle offerte dei fedeli ai quali chiedeva personalmente dopo che il vescovo Giovanni Nerbini gli aveva tolto il potere di firma sui conti. In questa fase la procura della Repubblica è in attesa del test di sieropositività del compagno del sacerdote. Oltre a don Spagnesi altri due frequentatori dei “ritrovi” hanno dichiarato di essere sieropositivi.


È chiaro che la situazione, per chi ha frequentato questi incontri, diventa più a rischio soprattutto se non sono state usate precauzioni durante i rapporti sessuali. Nel frattempo il sacerdote dovrà rispondere anche di truffa . La contestazione degli investigatori è per i presunti illeciti che l’ex parroco avrebbe commesso chiedendo denaro ai fedeli dopo l’interdizione del vescovo ad utilizzare i conti della parrocchia, divieto scattato alla fine dell’aprile scorso. Ci sono poi due querele presentate da altrettante persone. In ogni caso, come ha riportato il suo legale, avvocato Federico Febbo, don Francesco Spagnesi «ha detto che vuole disintossicarsi, che vuole iniziare un percorso e per questo già nei prossimi giorni riceverà una visita dal personale del Sert».

Intanto la chiesa pratese ha risposto all’appello del vescovo. Martedì sera la chiesa di San Domenico era piena di fedeli con tante persone che hanno dovuto seguire la celebrazione dal chiostro. La comunità ecclesiale di Prato, composta da parrocchie, gruppi e movimenti, ha risposto all’invito lanciato dal vescovo Giovanni Nerbini e si è riunita in preghiera in questo momento così difficile e doloroso per la chiesa pratese.

Martedì sera avrebbe dovuto tenersi il primo incontro del convegno diocesano, l’appuntamento che segna la ripartenza delle attività pastorali. Invece, dopo i noti e tristi fatti che vedono coinvolto don Francesco Spagnesi, monsignor Nerbini ha pensato di rinviare il convegno e di tenere in San Domenico una preghiera di riparazione in segno di consolazione, perdono, verità e giustizia. La celebrazione si è svolta in silenzio, con i presenti inginocchiati di fronte al Santissimo Sacramento. Eloquente la scelta delle letture, affidate, insieme all’animazione della serata, ai giovani della diocesi.

«Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio», si legge nella lettera di San Paolo che è stata letta in chiesa nel corso della veglia. Poi le invocazioni con la richiesta di rafforzare «i passi di chi stenta a camminare sulla via dell’onestà e della giustizia» e di «consolare e sorreggere i fratelli e le sorelle feriti». In chiesa erano presenti insieme ai fedeli i sacerdoti diocesani e i religiosi.

Tra questi anche le monache benedettine di clausura che solitamente non escono dal monastero di San Clemente per partecipare agli incontri comunitari. Dopo la resposizione del Santissimo Sacramento, la veglia si è sciolta nel silenzio, così come era iniziata. Il Convegno pastorale diocesano si terrà martedì 5 e mercoledì 6 ottobre sempre in San Domenico.

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