Contenuto riservato agli abbonati

Green pass in azienda, Beste apripista: «Lo chiediamo già dal 6 settembre»

Una veduta dall’alto dello stabilimento Beste di Usella

Tamponi gratuiti per gli operai non vaccinati, ma solo fino al 15 ottobre. Nel Gruppo Colle è obbligatorio a mensa

PRATO. Quando hanno capito come tirava l’aria non ci hanno pensato due volte. E ora che per decreto legge il Green pass diventa obbligatorio dal 15 ottobre per i lavoratori del pubblico e del privato, si scopre che i fratelli Santi della Beste avevano già fatto da apripista nel distretto. Sì perché nell’azienda di Usella il Green pass lo chiedono dal 6 settembre a 180 dipendenti e collaboratori, tra l’altro lo stesso giorno in cui anche Prada ha deciso di giocare di anticipo con il passaporto verde. «Siamo così d’accordo con il Green pass, uno strumento di tutela e sicurezza per i lavoratori, che abbiamo iniziato a chiederlo dal 6 settembre – spiega Matteo Santi, al timone di Beste insieme al fratello Giovanni - Già alla fine di agosto avevamo il sentore che questa misura sarebbe stata introdotta». Così la certificazione verde ha avuto il suo debutto in fabbrica quasi due settimane fa ma, in vista del nuovo corso “benedetto” da Draghi, l’organizzazione messa in piedi si perfezionerà ancora: il primo controllo è stato eseguito il 6 settembre da tre dipendenti preposti attraverso l’app VerificaC19. «Abbiamo diramato una circolare interna, dopo un passaggio informale con i sindacati di categoria, per avvisare il personale di questa novità: non abbiamo trovato resistenze – prosegue Matteo Santi – Il vaccino è un’arma di tutela della salute collettiva, a maggior ragione nei luoghi di lavoro. In questo periodo viaggiamo a un bel ritmo di produzione con gli ordini del cotone per l’estivo: figuriamoci se possiamo permetterci un cluster interno». Per Beste l’attenzione per la prevenzione non è una novità: da quando è scoppiato il Covid vengono adottati protocolli rigidi in azienda che nella scorsa primavera si era messa a disposizione per la somministrazione dei vaccini. E chi rifiuta il vaccino? Per il momento Beste si sta accollando le spese dello screening settimanale di pochissimi dipendenti che hanno scelto di ricorrere al tampone rapido antigenico, grazie a una convenzione con un laboratorio di analisi privato. Dal 15 ottobre però i tamponi saranno a carico del lavoratore (il costo fissato a livello nazionale è di 15 euro, gratuito per chi è esente dal vaccino). Per il momento il Green pass non viene controllato quotidianamente come avviene a scuola ma soltanto una volta al mese anche perché, nella maggior parte dei casi, per la scadenza del certificato verde si va ormai al 2022. Intanto è conto alla rovescia per l’inaugurazione a fine settembre degli spazi dell’ex lanificio Affortunati in via Bologna, un gioiello di archeologia industriale recuperato da Beste che qui sposterà la divisione abbigliamento oggi nel quartier generale di Usella. Ma c’è un’altra azienda della Val di Bisenzio che apre alle braccia al Green pass: si tratta del Gruppo Colle dove dieci dipendenti su 150 ancora si mostrerebbero refrattari all’immunizzazione. «Il Green pass è già obbligatorio per entrare a mensa – ricorda l’imprenditore Riccardo Matteini - Il governo ha solo anticipato una strada che avremmo intrapreso». RIPRODUZIONE RISERVATA