Parroco arrestato, il vescovo tende la mano ai parrocchiani: «Domenica verrò io a celebrare la messa»

Il vescovo Giovanni Nerbini

Nerbini, che ha scritto una lettera aperta a tutti i fedeli, annuncia che domattina, domenica 19, sarà alla Castellina. E in questura si presentano i primi parrocchiani a cui è stato chiesto di versare soldi sul conto di don Spagnesi

PRATO. Si presentano alla spicciolata dagli inquirenti i parrocchiani di don Francesco Spagnesi, il parroco dell’Annunciazione alla Castellina finito ai domiciliari con l’accusa di aver importato dall’Olanda la droga che è stata usata nel corso di festini a luci rosse in una casa di Figline, sempre alla periferia di Prato. Raccontano di richieste sempre più pressanti di offerte in denaro per presunti aiuti alle famiglie bisognose che in realtà, secondo la polizia e il sostituto procuratore Lorenzo Gestri titolare dell’inchiesta, finivano nelle tasche del parroco quarantenne con la complicità di Alessio Regina, già arrestato il 27 agosto, che aveva messo a disposizione del prete la propria abitazione di Figline per un festino a base di sesso, cocaina e Gbl, la cosiddetta droga dello stupro.

Un nuovo duro colpo per la Chiesa pratese, che solo pochi anni fa è stata al centro, seppure in modo meno diretto, di un altro scandalo sessuale che ha coinvolto alcuni seminaristi. In attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, previsto per lunedì prossimo, è proprio il vescovo di Prato Giovanni Nerbini a uscire allo scoperto con una lettera indirizzata a tutti i fedeli e ai sacerdoti della diocesi. Un documento che verrà letto domenica nelle parrocchie. Sulle inchieste sessuali che hanno investito la Chiesa negli ultimi anni, e non solo quella pratese, il vescovo fa un cenno nella sua lettera, quando parla della «nostra santa Chiesa ancora una volta calpestata e travolta dallo scandalo e dal conseguente discredito».

Nerbini annuncia che sarà lui stesso domenica prossima a condurre la messa di “punta”, quella delle 11,15, nella chiesa della Castellina, un quartiere di ville e villette a nord-est della città da sempre considerato una delle “zone bene” e dove, di conseguenza, anche i fedeli sono, da sempre, particolarmente generosi con la loro parrocchia. La volontà dichiarata del vescovo è quella di incontrare la comunità parrocchiale in segno di vicinanza e di condivisione della sofferenza per quanto accaduto. Nerbini parla di un «momento difficilissimo della vita diocesana» per «capire cosa ci viene chiesto in questa difficile ora».

L’invito è alla preghiera in casa e in famiglia: «Abbiamo assoluta necessità di vivere il vangelo – scrive – tutto, sempre, ovunque, nelle piccole cose come nelle grandi circostanze». Infine chiede di avere «un cuore pieno di misericordia, di amore e di perdono per tutti», perché «gli errori di qualcuno non possono e non debbono nascondere la verità oggettiva».

«Mentre accettiamo la sofferenza di quest’ora – scrive Nerbini – non perdiamo di vista il grande patrimonio di bene di cui la Chiesa è depositaria e per dono del Signore e per il diuturno impegno di sacerdoti e laici straordinari». La lettera non entra nel dettaglio, soprattutto dell’aspetto che più imbarazza la diocesi: quello dell’ammanco economico. L’omosessualità è un peccato per i cattolici e la tossicodipendenza una condizione di sofferenza che può essere superata, anche se questi peccati coinvolgono un sacerdote. Resta però un cono d’ombra sulla sparizione dei soldi delle offerte dei fedeli, che non è stata mai oggetto di denuncia.