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Ha avuto il Covid e non vuole due dosi di vaccino, la Asl: «Dovrebbe farle»

Un hub vaccinale (Foto d'archivio)

È successo a una donna di 53 anni di Montemurlo: «Non capisco perché io mi debba per forza vaccinare con doppia dose, a differenza di tanti altri che hanno avuto il Covid»

PRATO. Ha avuto il Covid ma, se vorrà vaccinarsi, dovrà comunque sottoporsi a due dosi di vaccino perché l’infezione è stata rilevata con un test sierologico invece che con un tampone. È successo a una donna di 53 anni di Montemurlo, nostra lettrice. La signora Marzia tra fine ottobre e inizio novembre 2020 ha accusato dolori alla trachea e raffreddore, sintomi che nel giro di pochi giorni si sono manifestati in tutti i membri della sua famiglia (per tutelare i quali non divulghiamo il cognome della donna). Alcuni di essi si sono sottoposti al tampone risultando positivi al Covid.

La signora (che nel frattempo non aveva più sintomi) si è messa in quarantena e ha deciso volontariamente di sottoporsi a un test sierologico quantitativo, che ha rilevato che era stata esposta al virus del Covid. Al test non ha fatto seguito, come invece di solito avviene, un tampone di conferma. Motivo per cui, ora che è il momento di vaccinarsi contro il Covid, per il sistema sanitario regionale la donna deve fare due dosi, nonostante abbia già contratto il virus. «Non capisco perché io mi debba per forza vaccinare con doppia dose, a differenza di tanti altri che hanno avuto il Covid», si chiede Marzia. La risposta arriva dalla Asl Toscana centro, che chiarisce che «l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale», citando una circolare del ministero della Salute del 21 giugno scorso, che fa riferimento alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

«Pertanto ai fini del vaccino – aggiunge Asl – rimane valida esclusivamente l’indicazione riferita ai tempi intercorsi dall’avvenuta guarigione dall’infezione, secondo cui è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino nei soggetti con pregressa infezione purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro sei mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione». La dose singola sarebbe una questione di tempi quindi, tempi che però con il test sierologico non è possibile calcolare, dato che rileva se si è stati esposti al virus ma non quando. —

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