Morello: ecco perché non abbiamo sospeso l’infermiere che ruba

Paolo Morello Marchese, direttore generale dell'Asl Toscana Centro

Il direttore generale dell'Asl chiarisce i motivi per cui un rinvio a giudizio non comporti in modo automatico un provvedimento così severo

PRATO. «Anche di fronte a un rinvio a giudizio, non c’è un automatismo che faccia scattare la sospensione temporanea, ai sensi della normativa vigente». Lo spiega il direttore generale dell’Asl Toscana Centro, Paolo Morello Marchese, sollecitato dal Tirreno sul caso dell’infermiere in servizio nel reparto di Neurologia dell’ospedale Santo Stefano, che è accusato di aver derubato almeno due pazienti e nei cui confronti pende una richiesta di rinvio a giudizio. L’infermiere, 52 anni, di Quarrata, è reo confesso, ma ciò nonostante non è stato sospeso dal servizio.

La circostanza aveva spinto molti lettori a chiedersi perché l’Asl non avesse usato la mano più pesante nei confronti del dipendente. Ora il direttore generale Morello spiega che è sostanzialmente un problema di procedura.


«È stato avviato il procedimento disciplinare che è già in fase avanzata – dice Morello Marchese – Nel frattempo comunque l’infermiere non è in servizio in quanto è a casa in ferie forzate». Secondo il direttore generale, anzi, l’infermiere non rientrerà in servizio fino all’esito della commissione disciplinare. I cui tempi, però, con l’agosto di mezzo, non sono esattamente quantificabili.

Sono le norme che si applicano ai dipendenti pubblici, un po’ diverse da quelle del settore privato, dove in un caso del genere nessuno si sarebbe stupito se il dipendente infedele fosse stato messo alla porta dal giorno dopo la scoperta del furto e dell’ammissione di responsabilità.

Andò diversamente ai quattro ginecologi in servizio all’ospedale Santo Stefano che nel luglio di tre anni fa furono messi agli arresti domiciliari con l’accusa di aver preso soldi da alcuni mediatori cinesi per far saltare la fila ad alcune donne che dovevano sottoporsi alle visite ginecologiche. Tutti e quattro furono immediatamente sospesi e sostituiti. Ma in quel caso, come detto, si trattava di arresti domiciliari, mentre l’infermiere, pur avendo ammesso le proprie responsabilità, è semplicemente indagato.

Il suo avvocato, Marco Libero Mangiantini, sostiene che le sue ferie non sono “forzate”, ma normali ferie arretrate. —

Paolo Nencioni

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