La Cisl all'attacco sulle assunzioni degli infermieri per combattere il Covid: "Il personale è diminuito"

Per il sindacato "togliendo quelli andati in pensione gli addetti in più sono 458, non i 1.735 che vengono sbandierati"

PRATO. Continuano a crescere i nuovi casi di positività al coronavirus in provincia di Prato. Il bollettino quotidiano della Regione sull'epidemia ne segnala 71 nelle ultime 24 ore, rispetto ai 55 del giorno precedente. Il totale sale dunque a 23.227 mentre quello dei decessi resta fermo a 602, ormai da quasi un mese. La buona notizia è che finalmente si è svuotata la Terapia intensiva Covid.

In Toscana sono 641 i nuovi casi, in calo rispetto al giorno prima, su 8.325 tamponi molecolari e 7.377 tamponi antigenici rapidi fatti, con una percentuale di positività sulle prime diagnosi del 9,3%.


Salgono a 6.972 le persone in questo momento positive al virus nella regione. Crescono anche i ricoverati in ospedale: 154 (tredici in più rispetto a ieri), di cui 17 si trovano in terapia intensiva (erano 14). Si registra un decesso, un uomo di 68 anni in provincia di Massa Carrara.

Intanto la Cisl attacca la Regione sulla questione delle assunzioni degli infermieri. «Sull’organico degli infermieri la Regione Toscana fa il gioco delle tre carte – dice Mauro Giuliattini, reggente della Funzione pubblica – Sbandiera oltre 1.700 assunzioni, ma se si tolgono quelli andati in pensione, in realtà sono solo 458 gli addetti in più per far fronte all’emergenza Covid, un quarto di quanto dichiarato. E nella maggior parte delle strutture sono addirittura diminuiti».

«Il numero di 1.735 assunzioni di infermieri che la Regione dichiara essere avvenuto entro il 30 giugno – spiega Giuliattini – non tiene conto dei pensionamenti. Tra l’altro i dati forniti dalla Regione hanno forti discrasie anche con quelli ufficiali presenti nel conto annuale delle Asl».

Per fare chiarezza la Fp-Cisl ha confrontato i dati forniti dalle Asl. Al 31 dicembre 2017 gli infermieri complessivamente in servizio nelle 10 strutture del servizio sanitario regionale (Asl Toscana Centro, Estar, Fondazione Monasterio, Ispro, Aou Senese, Careggi, Asl Toscana Nord-Ovest, Mayer, Aou Pisana, Asl Toscana Sud-Est) erano 21.298; al 30 giugno scorso erano saliti a 21.756.

«Se la matematica non è un’opinione – dice Giuliattini – e se le Asl non scrivono numeri a caso, l’emergenza Covid in Toscana è stata affrontata finora con complessivamente solo 458 unità in più rispetto a quelle presenti nel 2017; ma in molte realtà gli infermieri sono addirittura diminuiti». E’ il caso della Asl Toscana Centro passata da 5.927 a 5.789 (-138), della Asl Toscana Nord-Ovest passata da 5.693 a 5.669 (-24), di Careggi passato da 2.189 a 2.177 (-12). A crescere sono in realtà solo Asl Toscana Sud-Est (+399), Aou Pisana (+148) e Aou Senese (+110), mentre Meyer, Ispro e Fondazione Monasterio registrano variazioni contenute.

«Tutto ciò – continua Giuliattini – ha gravato enormemente sulle spalle dei lavoratori in servizio, che sono in numero certamente non adeguato alle esigenze, in particolare se confrontati con i numeri di altre regioni. Carenze che spiegano bene anche le difficoltà a tenere il passo ed a garantire standard adeguati per la sanità non-Covid, con agende sature e tempi di attesa per i cittadini-pazienti che continuano ad allungarsi».