Contenuto riservato agli abbonati

 A 58 anni arriva il posto fisso dopo una vita passata da precari

Paola Tassi, Alessandro Brogi

Paola (58 anni) e Alessandro (47) vincono il concorso e diventano di ruolo all’agrario del Datini. Lei ha lavorato nel tessile, lui si è laureato anche in scienze infermieristiche: entrambi hanno fatto tante supplenze

PRATO. Il concorso straordinario prima fissato e poi rinviato. I libri prima aperti, poi chiusi e poi di nuovo riaperti. Nel mezzo, la seconda e terza ondata di Covid-19. Per Paola e Alessandro il tanto sospirato ruolo è stato messo a frutto. E nel caso dell’istituto Datini, la parola “frutto” non è casuale. È all’agrario che i due affiatati colleghi si ritroveranno a settembre, da precari a neoimmessi in ruolo proprio in questi giorni. Lei insegna laboratorio di scienze e tecnologie chimiche, lui è professore di scienze, tecnologie e tecniche agrarie. Paola Tassi e Alessandro Brogi torneranno in cattedra a settembre col posto fisso. Fanno parte dell’esercito di circa 800 docenti da assumere potenzialmente a tempo indeterminato (graduatorie permettendo) per coprire tutti i posti disponibili nelle scuole pratesi.

Due storie diverse, che s’incrociano sui corridoi dell’istituto agrario che a Prato è una realtà dal 2016. Paola, consigliera comunale del Pd e presidente della commissione 3, ha trovato la stabilizzazione nel mondo della scuola a 58 anni. Diploma di chimico tintore e laurea in scienze dello spettacolo (Progeas) in tasca, Paola è fresca fresca di nomina in ruolo. Se lo ricorda l’ultimo compleanno a ripassare le materie dell’esame. «Il 4 febbraio compivo 58 anni, il 5 facevo il concorso. Stento ancora a realizzare di aver avuto la nomina in ruolo. Ormai ero entrata nell’ordine delle idee che sarei rimasta precaria fino all’età della pensione». Ex dipendente di tintoria, Paola ha lavorato nel tessile per vent’anni. Anche quando era rimasta senza lavoro, ha continuato a formarsi. Il primo rapporto con il mondo della scuola risale all’epoca in cui coordinava il settore dell’educazione ambientale per il Wwf. Poi, nell’ottobre 2011 la telefonata che le cambiò la vita: una supplenza di 15 giorni al professionale Marconi.

Era una sostituzione di maternità e così il contratto si allungò più del previsto. Iniziava il precariato di Paola, durato 10 anni. «Al Marconi ho trovato una famiglia: sono rimasta per sette anni. Poi nel 2018 l’esperienza al Datini. L’istituto agrario è una miniera di stimoli: è una soddisfazione saper di poter rimanere qui». L’agrario è nelle corde anche del suo collega Alessandro, classe 1974, laurea in agraria in tasca e un passato da dirigente di catene di abbigliamento sportivo perso nel 2016. Di questi tempi un contratto a tempo indeterminato significa una sicurezza dopo 12 anni di lavoro nel privato sfumato da un giorno all’altro. Come Paola, anche Alessandro è approdato al Datini nel 2018. Ma la pandemia gli ha dato una spinta straordinaria per realizzare un altro sogno: laurearsi in scienze infermieristiche. «L’ho fatto ad aprile di quest’anno, lo stesso mese in cui ho partecipato al concorso. Due professioni diverse che apparentemente non si conciliano, quella del docente e dell’infermiere: in realtà, hanno in comune un risvolto pedagogico e relazionale nell’approccio verso gli altri». Un doppio traguardo da incorniciare così per il prof-infermiere che vive a Cantagallo e che un giorno potrebbe destreggiarsi fra l’insegnamento part-time e l’ambito sanitario. —

RIPRODUZIONE RISERVATA