Un contratto made in Prato per trentacinquemila tessili

Massimiliano Brezzo e Sonia Paoloni (segretaria nazionale Filctem Cgil) mostrano il contratto firmato

Brezzo (Filctem Cgil) racconta come si è arrivati al rinnovo dopo più di un anno e perché ora anche nel resto del paese è in vigore il protocollo sulla legalità

PRATO. C’è un pezzo di Prato nella firma del nuovo contratto nazionale del tessile-abbigliamento. E non solo perché Massimiliano Brezzo, segretario provinciale della Filctem Cgil, facesse parte della trattativa nazionale che ha avuto una svolta nel momento più cruciale per il settore a causa della pandemia. Il nuovo contratto, scaduto il 31 marzo 2020 e rimasto in standby per un anno e mezzo, recepisce l’esperienza del distretto pratese che fa scuola così a livello nazionale con il suo protocollo territoriale sulla legalità sottoscritto nel 2017. Un patto unico e senza precedenti quello firmato dai sindacati confederali e dalle associazioni datoriali e ancora oggi in piedi, che viene dunque esportato al di fuori dei confini pratesi. «È un pezzo delle modalità di relazione fra le parti che siamo riusciti a portare a livello nazionale – sottolinea Brezzo – In sede di trattativa, siamo riusciti ad avere una visione condivisa sul fatto che l’illegalità danneggia questo settore. Se vogliamo rilanciarlo e tutelarlo dopo la pandemia sarà ancora più importante avere un approccio alla lotta e al contrasto dell’illegalità. Un lavoro che a Prato parte da lontano: l’analisi fatta nel nostro distretto ha così influenzato le richieste avanzate nel corso della trattativa».

È il modello pratese dunque uno dei pilastri dell’accordo nazionale, basato sull’assunzione di responsabilità da parte di artigiani e industriali per promuovere un lavoro dignitoso. Un accordo, quello firmato giovedì da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec e Sistema Moda Italia, che nel distretto pratese interessa 35mila addetti e che prevede un aumento complessivo di 72 euro spalmato in tre tranche fino al 31 marzo 2024, quando scadrà il contratto. In realtà, i protocolli sottoscritti sono due: uno sulla legalità e l’altro per contrastare il fenomeno di concorrenza sleale nei contratti, diffuso soprattutto in altre realtà del tessile-abbigliamento fuori dalla Toscana. Un impegno messo nero su bianco per i committenti chiamati a dare commesse alle aziende che applicano contratti nazionali solamente firmati dalle associazioni più rappresentative. Ma è significativo aver rinnovato un contratto scaduto da un anno e mezzo per l’unico comparto produttivo rimasto con il salvagente della cassa integrazione Covid e il blocco degli esuberi. «La trattativa non è stata facile – racconta Brezzo – c’è voluta una grande operazione di relazione con le associazioni datoriali». E dopo il 31 ottobre, quando scadranno gli ammortizzatori sociali e lo stop ai licenziamenti? La Cgil non nasconde i propri timori visto che la fine del “paracadute” coinciderà con il periodo di fisiologico calo di lavoro nel distretto. Nessuno ha la palla di vetro e non si sa cosa succederà dall’autunno in poi. «Più preoccupato per la chiusura di aziende che per la riduzione di personale – ammette il segretario della Filctem Cgil – Ho il timore che non si arrivi al 2022 se il calo fisiologico di lavoro andrà a colpire realtà che magari erano già in sofferenza. Nel tessile sono state perse più stagioni. Per questo a livello nazionale la richiesta è quella di prorogare fino alla fine dell’anno blocco dei licenziamenti e cassa integrazione». —