I giovani hanno smesso di cercare lavoro Boom delle ore di cassa integrazione

L’Osservatorio della Cgil misura gli effetti della pandemia sull’economia: buste paga più leggere e contratti a termine



È come stare in una campana di vetro che potrebbe rompersi una volta che saranno sbloccati i licenziamenti nella moda. Dentro questo guscio “congelato”, che è il mercato del lavoro così come lo ha dipinto l’osservatorio pandemico della Cgil in collaborazione con il Pin, nel 2020 i pratesi si sono scoperti con buste paga più leggere (decurtate per effetto degli ammortizzatori sociali), più precari (boom di proroghe e contratti a termine più corti) e più demotivati. Ed è una demotivazione che interessa soprattutto i giovani under 29. C’è un dato occupazionale allarmante, infatti, preso in esame dai ricercatori Enrico Fabbri e Dimitri Storai: misura il tasso di attività dei giovani di età inferiore a 29 anni.


«La difficoltà a trovare un impiego – racconta Fabbri – ha spinto i giovani a uscire dal mercato del lavoro. Uno scoraggiamento che li rende “inoccupati” portandoli a rinunciare nella ricerca di un’occupazione». Il punto di partenza dell’analisi commentata dal segretario generale Lorenzo Pancini e dalla segretaria Cristina Pierattini è la perdita di 2.150 posti di lavoro fra il 31 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2020 (-2 per cento) con la ristorazione che ha pagato il prezzo più duro (-7,84 per cento). «Il territorio esce più impoverito da questa crisi pandemica – sottolinea Pancini – Le famiglie hanno visto una diminuzione del reddito fra il 25 e il 40 per cento. Per il futuro occorrerà rivedere il modello produttivo attraverso una ridistribuzione della ricchezza». Calato drasticamente il numero di avviamenti al lavoro (-23,6 per cento) e, anche se le cessazioni sono diminuite (-21,6 per cento), è soprattutto per effetto del blocco dei licenziamenti. Se finora il distretto ha retto all’onda d’urto del Covid, con una sostanziale tenuta del numero delle imprese attive (sia pure con un –3,92 per cento di realtà tessili), è grazie appunto allo stop degli esuberi e al ricorso della cassa integrazione. E nel 2021? I primi indicatori registrano un aumento degli ammortizzatori sociali nel primo trimestre ma non per calo di commesse. L’innalzarsi dei costi delle materie prime, in alcuni casi, ha spinto a interrompere la produzione: in pratica, meglio stare fermi che sostenere costi alti. A proposito di ammortizzatori sociali, in questo quadro è “esploso” il ricorso a questi strumenti. Nel 2020 sono state oltre 10 milioni (oltre 6 milioni nel tessile) le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria, più 31 volte rispetto al 2019. Un altro “paracadute” è stato quello del Fis, il fondo d’integrazione salariale per i servizi: Prato si colloca al quarto posto fra le province toscane per le ore autorizzate (7,6 milioni). Per quanto riguarda lo scenario economico generale, pesa il calo delle esportazioni del 17,7 per cento che fa di Prato la maglia nera a livello regionale. Traccia una previsione Storai. «Si può pensare di tornare alla condizioni pre-Covid alla fine del 2022». —