Nei due  centri vaccinali pratesi il ritmo è di 2000 dosi al giorno

L'intervento di Renzo Berti,il direttore del Dipartimento della Prevenzione Usl Toscana Centro, nel consiglio comunale straordinario sulla sanità e sul Covid

Giovedì 10 la seduta straordinaria del consiglio comunale sulla sanità e il Covid. In Toscana ad oggi vaccinate 1.420.000 persone, il 50% della popolazione. Lafranceschina: «Mio padre poteva essere salvato»

PRATO. Molti pratesi si sono fatti una pessima idea sulla gestione della campagna vaccinale a Prato. Ma dai dati snocciolati giovedì 10 durante un consiglio comunale straordinario dedicato prima da Renzo Berti, responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asl, poi dal presidente della Regione Eugenio Giani, la situazione parrebbe sotto controllo, per non dire rosea, addirittura migliore che altrove. «Per gli ultraottantenni se la Toscana è vicina al 100 per cento della copertura, Prato è al 97,18 – ha detto Berti – Prato è sopra la media del resto d el territorio dell’Asl anche per le altre fasce di età più a rischio: 86,09 per centro gli over 70 e 74,43 gli over 60. Ovviamente ci riferiamo alla prima dose. Scomponendo le vaccinazioni per fasce anagrafiche, considerato che la realtà pratese è mediamente più giovane di altre, la provncia è in pari o addirittura avanti».

Berti ha ricordato anche l’utilità delle vaccinazioni per filiere, con una media che è arrivata intorno alle 2.000 dosi al giorno. «La situazione dell’epidemia è molto migliorata – ha proseguito – e nell’ultima settimana è ormai anche qui sotto la soglia dei 50 casi ogni 100.000 abitanti, un dato da fascia bianca. La discesa è stata del 19 per cento. L’epidemia qui ha avuto un andamento singolare: Prato è stata meno colpita all’inizio, quando per molti c’era lo spauracchio della comunità cinese. Ma in realtà il contesto diagnostico era molto diverso, perché i più colpiti erano i giovani, positivi ma asintomatici. Discorso diverso nella seconda e terza ondata, nelle quali questa provincia è stata la più colpita. Da considerare l’alta densità abitativcae, la vicinanza delle persone, i flussi aggregativi, la forte rete di relazioni e l’incidenza del Covid sulla popolazione, questa volta, anziana. Ma hanno contato più che altrove anche i focolai lavorativi: a Prato hanno inciso nel 16,1 per cento dei casi, contro il 12 del dato generale dell’Asl».
Giani l’ha presa alla larga iniziando il suo intervento dai ritardi europei, ma poi è entrato anche nel merito del “caso” Prato. «Questa è una realtà fondamentale nell’economia del sistema sanitario toscano – ha detto – ed è la realtà sulla quale abbiamo investito di più. In ottobre nella disperazione dell’epidemia che cresceva di giorno in giorno decidemmo di costruire il Pegaso all’ex Creaf, sono spazi per la sanità che rimarranno. Se non avessimo realizzato quella struttura che è arrivata a contenere anche più di 100 persone ricoverati non avremmo potuto reggere. Si è creata qualche fila nelle vaccinazioni? Per me è stato un esempio di buon funzionamento e sinergia fra vaccinazione pubblica e privata attraverso i medici di famiglia: al primo piano del Pegaso la prenotazione pubblica, al secondo i medici di base. Ma ci aggiungo l’investimento sulle due nuove ali dell’ospedale Santo Stefano, che rimangono a disposizione». Poi il presidente dela Toscana ha annunciato la partenza, a partire da oggi, del nuovo sistema che consente la prenotazione last minute anche a chi ha già prenotato il vaccino per date successive. «L’obiettivo è di raggiungere l’immunità di gregge del 70% entro fine settembre». Quanto alla fascia d’età 12-16 anni, possono aspettare l’inizio del nuovo anno scolastico.

Drammatica la testimonianza personale di Mirko Lafranceschina, consigliere di centrodestra, che ha annunciato una class action del suo gruppo di centrodestra contro la gestione dell’epidemia da parte della Regione. «A sentire il presidente sembra sia filato tutto liscio, ma la gestione è stata disastrosa e per certi versi imbarazzanti. Conosco bene il caso di mio padre, morto di Covid nel giorno in cui nella terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano non c’erano più posti». —
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