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Scarti tessili di Prato finiti anche in Spagna: chi sono gli otto arrestati

Tonnellate di rifiuti stipati in container in uno dei sequestri dalla polizia municipale di Prato

Dai pronto moda ai capannoni di mezz’Italia. Residenti a Quarrata e nell’Empolese tra i 42 indagati

PRATO. Gli scarti tessili dei pronto moda cinesi finivano in grandi capannoni sfitti o vecchi immobili comprati all’asta, oppure semplicemente nei campi. Un’indagine lunga e complessa partita alcuni anni fa dai controlli della polizia municipale di Prato, che avevano scoperto etichette di abbigliamento, provenienti da ditte dei macrolotti pratesi all’interno di cumuli di rifiuti abbandonati in alcuni terreni di Cascina, in provincia di Pisa. Da quella data l’inchiesta si è allargata a dismisura, mettendo a nudo uno scenario sistematico di smaltimento illecito di rifiuti dai contorni nazionali e internazionali. L’organizzazione criminale italo-cinese, infatti, vistasi alle strette dopo gli ultimi sequestri avvenuti nel nord-Italia e nelle Marche, per eludere i controlli in territorio italiano aveva iniziato a esportazione gli scarti tessili verso la Spagna.

Ieri è scattata l’operazione “Tex Majhong” (così chiamata per il complesso mosaico che ricorda il gioco cinese) diretta dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Leopoldo De Gregorio, che ha portato all’esecuzione di otto ordinanze di misura cautelare, 42 denunce, perquisizioni e sequestri emessi dal gip di Firenze tra le province di Prato, Pisa, Vicenza (Bassano del Grappa) e Pesaro Urbino. Tra gli indagati figurano persone residenti anche in altre province toscane, come Pistoia (due indagati sono di Quarrata) e Livorno.

Sono finiti in carcere Alberto Rocchi, 51 anni originario di Cascina e residente a Prato; Paolo Bonistalli, 63 anni, originario di Castelfiorentino e residente a Castagneto Carducci; Andrea Vena (55), residente a Urbino; Maurizio Gabbianelli (59), residente a Cartoceto (Pesaro); Gianluca Vendrasco (42), residente a Pianoro (Bologna); Qiang Wang, 27enne residente a Prato. Sono scattati, invece, gli arresti domiciliari per Roberto Curati, 60 anni di Acqualanga (Pesaro) e Chen Yanwei, una donna di 64 anni di origine cinese residente a Castagneto Carducci. Trentaquattro gli indagati a cui vengono contestati reati a vario titolo. I più gravi sono l’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e traffico transfrontaliero di rifiuti verso Paesi dell’Unione europea.

Dopo la scoperta del trasferimento di rifiuti verso Cascina, fu individuata una prima triade criminale, composta da tre soggetti, due italiani ed una donna cinese, che si occupavano della raccolta dei rifiuti nei vari pronto moda e confezioni di abbigliamento dell’hinterland pratese, mediante un servizio di ritiro “porta a porta”. I mezzi utilizzati per il trasporto, secondo gli inquirenti, erano spesso privi di iscrizione all’albo nazionale gestori ambientali e venivano utilizzati timbri di ditte fittizie. Accertata l’evasione fiscale derivante dal metodo di pagamento previamente concordato. La contabilità parallela a quella ufficiale sembra confermata dai vari quadernoni di appunti manoscritti, con copertine multicolorate, anche in lingua cinese , ritrovati durante le perquisizioni. Le indagini successive, attraverso intercettazioni, pedinamenti e tracciatura dei mezzi mediante apparati satellitari, ha portato gli investigatori ad individuare due filoni di smaltimento parallelo: uno nelle Marche e l’altro in regioni del nord Italia.

Comune denominatore, l’individuazione di capannoni industriali dismessi, posizionati in luoghi appartati per i quali veniva corrisposto l’affitto solo per i primi mesi e dove gli scarti tessili, fatti viaggiare con documentazione falsa, venivano abbandonati. Affari spregiudicati, che hanno seguito l’esigenza dell’esuberante produzione della moda cinese made in Italy in cui i famosi “sacchi neri” contenenti gli scarti di lavorazione devono essere velocemente allontanati, ritirati al prezzo migliore ed indirizzati a chi primo fornisce uno sbocco per lo smaltimento. —

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