Omicidio-suicidio dei due fratelli, il movente nei telefonini

Il pianerottolo dove è avvenuta la tragedia

Montemurlo, la procura affida una perizia sui cellulari di Maurizio e Giacomo Pusceddu e ha deciso di liberare le due salme senza autopsia

PRATO. Secondo la procura non serve l’autopsia a stabilire il movente dell’omicidio-suicidio avvenuto nella notte di giovedì scorso in via Pomeria a Montemurlo, dove Maurizio Pusceddu, 60 anni, ha ucciso con due colpi di pistola il fratello Giacomo, di sei anni più giovane, e poi si è tolto la vita sparandosi alla testa. Così ieri la procura ha liberato la salma dei due fratelli, dando il nulla osta per il funerale e riconsegnandola alla famiglia.

Gli inquirenti ritengono, invece, che qualche passo in avanti potrebbe arrivare dall’analisi dei telefonini cellulari di Maurizio e Giacomo Pusceddu ed ha incaricato un perito per vedere se tra i due fratelli si celasse qualche rancore tenuto segreto anche ai familiari, che nei giorni scorsi, ascoltati in procura, avevano riferito che fa i due non ci fosse nulla in sospeso né ci fossero state litigate precedenti.

Tra i testimoni ascoltati dai carabinieri e dal sostituto procuratore Lorenzo Boscagli titolare dell’inchiesta, ci sono l’ex moglie di Maurizio ed altri fratelli e sorelle. Da quanto è emerso finora i due fratelli, in verità, svolgevano una vita appartata e solitaria. L’ultimo domicilio conosciuto di Maurizio Pusceddu, da anni separato dalla moglie e prima residente a Montemurlo, è stato a San Marcello Pistoiese. Ma durante i mesi di pandemia Covid, era stato ospite di una sorella che vive in Sicilia (la madre era originaria di Trapani, il padre di Arbus in provincia di Cagliari).

Entrambi avevano una passione per l’informatica: nell’appartamento di via Pomeria sono stati ritrovati molti hard diske supporti, oltre a pezzi di computer. Il tutto è stato sequestrato insieme ai telefonini, il che fa ritenere agli inquirenti che proprio lì dentro potrebbe esserci una traccia del movente che ha spinto Maurizio a tendere un agguato al fratello Giacomo, sparandogli alcuni colpi di pistola, per poi rivolgere la Beretta contro se stesso e uccidersi.(F.A.)