Omicidio-suicidio di Oste, tre spari senza un perché

il pianerottolo dove è avvenuto l’omicidio-suicidio

Sentiti i parenti di Giacomo e Maurizio Pusceddu: dicono che i due fratelli andavano d’accordo. Sequestrata una grande mole di materiale informatico

PRATO. Resta avvolto nel mistero il movente dell’omicidio-suicidio avvenuto giovedì notte in via Pomeria a Montemurlo, dove Maurizio Pusceddu, 60 anni, ha ucciso con due colpi di pistola il fratello Giacomo Pusceddu, di sei anni più giovane, e poi si è tolto la vita sparandosi alla testa.

Per tutta la giornata di venerdì i carabinieri e il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli hanno ascoltato le testimonianze dei parenti più stretti dei due fratelli: oltre all’ex moglie di Maurizio Pusceddu, altri fratelli e sorelle, molti dei quali abitano tra Montemurlo, Montale e Quarrata.


Racconti che però, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, non hanno fornito una spiegazione plausibile di quanto è successo. I familiari dicono che i due fratelli hanno partecipato al pranzo di Pasquetta e tutto sembrava filare liscio tra di loro. Si sarebbero visti a Montemurlo anche pochi giorni prima o addirittura il giorno prima della tragedia. Girano voci che i due avessero litigato negli ultimi giorni, ma questo agli investigatori non risulta, o almeno nessuno è andato a riferirlo. Si sa che l’ultimo domicilio conosciuto di Maurizio Pusceddu, da anni separato dalla moglie, è stato a San Marcello Pistoiese.

Il sessantenne aveva troncato i rapporti con la sua ex moglie e coi figli e per un paio di mesi, durante le chiusure dovute alla pandemia Covid, era stato ospite di una sorella che vive in Sicilia (la madre era originaria di Trapani, il padre di Arbus in provincia di Cagliari). Probabilmente né Maurizio né Giacomo se la passavano troppo bene economicamente, pur potendo contare il primo su una pensione e il secondo con uno stipendio da tessitore. Avevano però entrambi una grande passione per l’informatica, confermata dal ritrovamento di una grande mole di hard disk, pen drive e collegamenti, oltre a pezzi di computer, nell’appartamento di via Pomeria. Tutto il materiale è stato sequestrato dai carabinieri, insieme ai telefoni cellulari dei due fratelli, nella speranza che qualche messaggio risolva il rebus di un omicidio al momento senza un vero motivo. Maurizio Pusceddu aveva denunciato il possesso della Beretta usata per sparare a Giacomo, ma non risulta che avesse il porto d’armi e forse sparava solo al poligono.