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L’Asl non rilascia certificati ai vaccinati. I medici: «E noi non possiamo farli»

Le vaccinazioni nella sala del Pellegrinaio Nuovo del “Misericordia e Dolce” (Foto Batavia)

Prato, chi vorrebbe avere un attestato è costretto a munirsi di Spid. Tra Regione e Fimmg c’è un accordo solo di massima

PRATO. Erano entrati al centro Pegaso 2 credendo di vaccinarsi con il monodose Johnson & Johnson e invece sono usciti con un altro siero inoculato: Pfizer. Non più con il vaccino a vettore virale, bensì quello con la tecnologia dell’Rna messaggero. Nella serata di domenica, l’hub vaccinale di via Galcianese è rimasto a secco di dosi J&J “ripiegando” sul Pfizer per somministrare gli ultimi 100 prenotati in agenda nati fra il 1952 e il 1956. “Ripiego” si fa per dire visto che la tecnologia a mRna (Moderna e Pfizer) è considerata la più efficace anche contro le varianti. Quando intorno alle 20 sono stati avvertiti del cambio di programma, alcuni hanno applaudito e altri hanno storto il naso perché speravano di contare sul monodose che è indubbiamente più pratico e non costringe a tornare per il richiamo. E quindi da riscrivere tutti i moduli per il consenso informato originariamente pensati per il J&J. «Il principio è che si usa il vaccino che è disponibile sul momento – spiega Giuseppe Vannucchi, responsabile del Pegaso 2 – D’altro canto l’unica fornitura regolare per il momento è quella di Pfizer. Nel weekend abbiamo lavorato a pieno ritmo fino alle 23, somministrando 800 vaccini al giorno». Pfizer, Johnson & Johnson e Astrazeneca visto che un terzo dei vaccinati ha ricevuto il richiamo del siero di Oxford (Astrazeneca). L’americano J&J è arrivato con il contagocce ed è per questo che anche ieri 500 over 65 hanno ricevuto Pfizer e 300 “categorie” (insegnanti e forze dell’ordine) sono state immunizzate completamente con Astrazeneca.

C’è un dettaglio che tanto dettaglio non è nell’ottica di un passaporto vaccinale per spostarsi. Coloro che hanno ricevuto la dose unica di J&J oppure completato il ciclo vaccinale con Astrazeneca sono usciti dall’ex Creaf a mani vuote, senza un pezzo di carta che ne attestasse la somministrazione. Il discorso è tecnico. «Solo con Johnson& Johnson sarebbe stato possibile indicare il lotto di vaccino nell’etichetta – spiega Vannucchi – In ogni caso l’attestato è scaricabile dal proprio fascicolo sanitario elettronico». Ma non tutti hanno gli strumenti per accedere al portale dedicato dalla Regione, a partire dallo Spid. Per completare la vaccinazione dei circa 22mila residenti a Prato nati fra il 1952 e il 1961 la Regione vorrebbe mettere in campo i medici di famiglia ma l’accordo con la Fimmg (il sindacato di categoria) non è ancora definito. «Il primo problema sono le liste di pazienti visto che il portale regionale apre continuamente a nuove fasce d’età – fa notare Alessandro Benelli, segretario provinciale della Fimmg – La struttura migliore per organizzare le sedute sarebbe il Pegaso 2 dove abbiamo vaccinato tutti gli ultraottantenni». Intanto è proprio ai medici di famiglia che continuano a chiedere il certificato vaccinale coloro che si sono immunizzati con Astrazeneca o J&J. «Ma non possiamo rilasciarlo se non abbiamo vaccinato noi i pazienti – ricorda Benelli – Intanto sarebbe già qualcosa che questi avessero un attestato». Che si scarica però dal fascicolo sanitario elettronico. —


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