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Prezioso dipinto rubato a Prato è stato recuperato in Svizzera

Il quadro “Automobile in corsa” di Giacomo Balla rubato a Prato e ritrovato in Svizzera

L’opera apparteneva alla collezione dell’imprenditore Zamori, morto nel 2018. Ne restano da trovare altre 17. Tre persone sono indagate per riciclaggio

PRATO. Si chiama “Automobile in corsa” ed è un dipinto di Giacomo Balla, risale al 1918 ed è considerato un capolavoro del futurismo. Valore attuale sul mercato, circa mezzo milione di euro. L’opera d’arte è stata ritrovata a Lugano, in Svizzera, dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze in cooperazione con i colleghi di Prato e la polizia giudiziaria cantonale di Lugano, dopo una rogatoria internazionale. L’indagine è coordinata dalla procura di Prato perché tutto nasce da questa città. Il dipinto fa parte della sontuosa collezione dell’imprenditore tessile pratese Giancarlo Zamori. Non è ben chiaro come sia stata sottratta al trust che Zamori, prima di morire, insieme alla figlia aveva intestato al nipote Leone e affidato alla custodia di un amico tutore. Questa è la parte ancora all’esame dell’indagine condotta dal sostituto procuratore Massimo Petrocchi. In questi giorni però, dopo la rogatoria e il recupero dell’opera di Balli (attualmente in custodia in un caveau di una banca svizzera), sono state denunciate tre persone ritenute responsabili di esportazione illecita, riciclaggio e false informazioni al pubblico ministero. A due degli indagati è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. Nessuno dei tre sarebbe residente a Prato, secondo quanto riferito dai carabinieri fiorentini.

L’Automobile in corsa di Balli si trovava in un self storage di Lugano, ma non è l’unica opera sottratta alla fondazione creata da Zamori, che ancora prima di morire aveva fatto un inventario del suo ingente patrimonio artistico e gli ristultavano mancati ben 18 dipinti di artisti del Novecento. Fra le 17 ancora mancanti, figurano opere di Carlo Carrà, Felice Casorati, Gino Severini, Mario Schifano e Mario Sironi, tuttora oggetto di ricerca. L’attività investigativa dei carabinieri in sinergia con la polizia elvetica, si è sviluppata con l’utilizzo di sofisticate attrezzature tecniche-informatiche, grazie alle quali sono stati ricostruiti i contatti tra le persone coinvolte ed i luoghi da loro frequentati.

L’aspetto più complesso dell’indagine è legato ai rapporti che intercorrevano tra il collezionista defunto e i soggetti che hanno beneficiato del “trust”, cioè a cui ha affidato il patrimonio. Questo istituto in Italia ha infatti regole abbastanza elastiche e discrezionali. In questa fase preliminare gli inquirenti sono coinvinti che un furto dell’opera di Balli, e anche delle altre 17, c’è stato, probabilmente su commissione e, di consguenza, un reato quando meno di ricettazione, non essendo dimostrabile il furto. E potrebbe esserci un legame fra questa vicenda è quella, analoga, di un maxi furto di opere d’arte avvenuto sempre a Prato all’interno di una villa nel novembre 2019. Uno degli indagati è coinvolto anche in questa vicenda. —


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