Morta a 23 anni, chi ha manomesso il macchinario? Decisiva la perizia. L'autopsia: fatale lo schiacciamento

Ispettori dell’Asl e colleghi di Luana il giorno dell’infortunio

Va avanti l'inchiesta sulla morte della giovane Luana D'Orario. La procura e gli avvocati dei due indagati, la titolare e il manutentore della ditta, hanno nominato i propri periti

PRATO. Dipende dalla perizia tecnica sul macchinario in cui è rimasta straziata Luana D’Orazio il proseguimento dell’inchiesta aperta dalla procura sull’infortunio mortale avvenuto lunedì all’Orditura Luana di Oste. Dall’esito di questo accertamento si potrà capire con maggiore chiarezza se c’è stato un malfunzionamento o una manomissione nel sistema di sicurezza dell’orditoio, soprattutto quella saracinesca che sarebbe stata trovata sollevata.

La Procura ieri ha affidato la perizia, che si svolgerà lunedì prossimo, a un ingegnere. A sua volta, anche i difensori Alberto Rocca e Barbara Mercuri, che rappresentano entrambi gli indagati, la titolare Luana Coppini e il manutentore della ditta Mario Cusimano, hanno incaricato un loro consulente per seguire la perizia.

L'AUTOPSIA

Come era già emerso durante i primi sopralluoghi del medico legale e degli ispettori dell’Asl il giorno dell’infortunio, Luana D’Orazio è stata schiacciata dal macchinario a cui stava lavorando. Sono le prime indiscrezioni emerse dall’autopsia che si è svolta oggi, sabato 8, al medicina legale dell’ospedale di Pistoia. La conclusione del medico legale Luciana Sonnellini parlano di morte avvenuta per “politrauma fratturativo toraco-polmonare”, in pratica lo schiacciamento del torace causato dal pesante macchinario che l’ha risucchiata al suo interno. Il decesso sarebbe avvenuto all’istante, senza provocare sofferenze alla giovane, mamma di un bambino di cinque anni. Nei primi giorni della prossima settimana, probabilmente mercoledì, si svolgerà anche la perizia sul macchinario, un orditoio al quale, almeno da un primo esame, sembra siano state rimossi i dispositivi di sicurezza.

L'INDAGINE

In questi giorni il sostituto procuratore Vincenzo Nitti insieme al procuratore capo Giuseppe Nicolosi, hanno sentito i colleghi di lavoro della giovane vittima dell’infortunio, che hanno sostenuto di non essersi accorti di quanto stava accadendo, confermando nella sostanza quanto avevano riferito subito dopo l’infortunio. Su altri aspetti emersi in questi giorni, come il contratto di lavoro di apprendistato che prevederebbe o meno la presenza di operai esperti a macchinari di questo tipo, la procura ha chiarito che non c’è nesso causale tra l’infortunio e l’eventuale omicidio colposo di cui sono accusati i due indagati.

Insomma, gli aspetti contrattuali, almeno in questa fase sarebbero secondari rispetto alla circostanza emersa fin da subito, cioé che nei meccanismi di sicurezza del macchinario c’era qualcosa che non andava. La procura ha sequestrato anche il macchinario gemello, per stabilire se anche questo possa essere stato manomesso. «I nostri assistiti parleranno solo dopo l’esito degli accertamenti sul macchinario – ha fatto sapere l’avvocatessa Mercuri, che ha sottolineato quanto la titolare dell’orditura sia sconvolta e dispiaciuta per la tragedia – Prima è prematuro e sarebbe inconcludente».