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Due indagati per la morte di Luana. L'accusa: rimosso il dispositivo di sicurezza

La titolare dell'orditura di Oste e l'addetto alla manutenzione del macchinario sono accusati di omicidio colposo e rimozione di cautele anti-infortunistiche

PRATO. Era prevedibile che ci sarebbero stati degli indagati per la morte di Luana D’Orazio. Quello che era meno prevedibile, e che rende la vicenda se possibile ancora più dolorosa, è che tra le accuse ipotizzate dalla Procura ci fosse anche quella di aver rimosso un dispositivo di sicurezza. Lo ha messo nero su bianco il sostituto procuratore Vincenzo Nitti nell’avviso di accertamento tecnico non ripetibile (l’autopsia) notificato a Luana Coppini e a Mario Cusimano. La prima, 58 anni, è la titolare dell’orditura di via Garigliano, a Oste di Montemurlo, che porta il suo nome, lo stesso della vittima. Il secondo, 59 anni, è l’addetto alla manutenzione dell’orditoio nel quale è rimasta schiacciata la giovane operaia. Dunque la Procura sospetta che non sia stata una “semplice” disgrazia, il caso fortuito che si trasforma in tragedia, ma che sia stata una “manina” a togliere dal macchinario una sicurezza che forse avrebbe potuto salvare la vita a Luana.

L’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo, nei casi di infortuni mortali sul lavoro, è quasi un atto dovuto. Una necessità procedurale per consentire a un potenziale colpevole di nominare un suo consulente nella fase degli accertamenti irripetibili. Qui però sembra che sia qualcosa di più e di peggio. In altre parole la decisione consapevole di rimuovere un dispositivo di sicurezza. Dunque si procede per omicidio colposo e, appunto, rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Coppini e Cusimano sono indagati per entrambe le ipotesi di reato in concorso morale e materiale. Saranno le perizie tecniche sull’orditoio tedesco di marca Karl Mayer a stabilire se questa è qualcosa di più di un’ipotesi. Intanto i tecnici del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana Centro hanno sequestrato due macchinari, quello dove è avvenuto l’infortunio e un altro simile. Lo hanno fatto per metterli a confronto e verificare se ci sono differenze. Verifiche, ha spiegato il procurator e Giuseppe Nicolosi, verranno fatte anche sul funzionamento delle fotocellule, una sicurezza che dovrebbe impedire incidenti di questo tipo.

La rimozione dei dispositivi di sicurezza non è certo una novità nel distretto tessile pratese. È una piaga contro la quale combattono da decenni i sindacati e i tecnici del Dipartimento di prevenzione. Di solito lo si fa per velocizzare le operazioni, quando la macchina si ferma troppo spesso e rallenta la produzione. E sono tanti gli operai che potrebbero testimoniare gli effetti di questa pratica semplicemente mostrando le dita a cui mancano una o più falangi. Qui però c’è scappato il morto e tutto diventa più drammatico. Ecco perché la Procura vuole vederci chiaro e ha individuato il medico legale Luciana Sonnellini per l’esecuzione dell’autopsia. L’incarico verrà dato venerdì e l’esame sarà eseguito sabato all’obitorio dell’ospedale di Pistoia. Bisognerà attendere la prossima settimana per i funerali di Luana. E certamente ancora di più per capire se la morte di una giovane madre poteva essere evitata.