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Il sindacato nelle fabbriche che hanno ignorato il Primo Maggio

I manifestanti davanti a una fabbrica che non ha chiuso il 1° maggio

Manifestazione del Si Cobas al Macrolotto 2: "Questi non chiudono mai e non hanno paura di nessuno". Chiusura simbolica con fascette e manifesti

PRATO. Il Primo Maggio, come si sa, è la festa dei lavoratori e di regola non si dovrebbe lavorare, se non nei settori essenziali, ma per qualcuno il 1° maggio è semplicemente il giorno che sta tra il 30 aprile e il 2 maggio e dunque si lavora. Gli operai licenziati della stamperia Texprint di via Sabadell, che da più di tre mesi sono impegnati in una dura vertenza con l’azienda a conduzione cinese, hanno voluto celebrare la festa dei lavoratori in maniera diversa. Insieme ai sindacalisti del Si Cobas, hanno deciso di andare a far visita alle aziende nei dintorni di via Sabadell che sabato hanno continuato la produzione come in un normale giorno lavorativo.
Al Macrolotto 2, intorno alla Texprint, c’era solo l’imbarazzo della scelta. Dietro ai portoni grigi dei capannoni, anche questi in maggioranza a conduzione cinese, c’erano tanti operai al lavoro, mentre la Texprint, per la prima volta da anni, era ferma.

«Qui si lavora 365 giorni all’anno, su turni di 12 ore – ha detto Luca Toscano del Si Cobas – Oggi gli ispettori del lavoro giustamente fanno festa, e noi per un giorno ci sostituiamo a loro». Al grido di “Primo maggio, tutto chiuso!” decine di lavoratori e simpatizzanti sono andati a bussare alle porte dei capannoni, tra cui quello che fa capo alla stessa Texprint dove dall’anno scorso, grazie anche a un finanziamento pubblico, si producono mascherine. Molte porte erano chiuse, ma un paio erano aperte. Sulla soglia di una di queste, appena hanno capito che era in corso una manifestazione sindacale, è comparso un orientale che si è affrettato a chiudere. I manifestanti si sono portati dietro le fascette bianche e rosse con le quali hanno simbolicamente chiuso gli ingressi e su tutti i portoni hanno affisso i manifesti con la scritta “8x5, primo maggio tutto chiuso”. Otto per cinque è la rivendicazione portata avanti dal Si Cobas fin dall’inizio della vertenza Texprint, cioè otto ore di lavoro per cinque giorni alla settimana. «Questi non hanno paura di niente – ha commentato Sarah Caudiero del Si Cobas davanti ai capannoni – ma noi non molliamo. I lavoratori si stanno riprendendo il diritto di vivere».