Il "green pass" per ora è soltanto una bufala

In vigore dal 26 aprile, il lasciapassare per chi è guarito dal Covid dovrebbe essere rilasciato dai medici di famiglia. Ma di fatto non esiste

PRATO. Cercasi “green pass” per l’estate 2021. O magari per trascorrere un lungo ponte di festività come quello del 2 giugno non così lontano. Per il momento sarà difficile programmare viaggi e spostamenti da e per regioni rosse o arancioni: nonostante a livello nazionale sia entrato in vigore dal 26 aprile, non esiste nessun passaporto vaccinale da scaricare, nessun foglio che certifichi l’avvenuta guarigione dal Covid entro gli ultimi sei mesi o un tampone negativo da non più di 48 ore.

Chi deve rilasciare questo fatidico pass? Se lo chiedono anche i medici di famiglia che rischiano di rimanere con il cerino in mano, senza dimenticare l’ultima bocciatura del Garante della privacy che ha dichiarato illegittima la “carta verde” senza una legge ad hoc. Nel frattempo, le prime telefonate con richieste di questo tipo arrivano negli ambulatori. Il punto è che i medici di famiglia dovrebbero rilasciare un certificato per coloro che sono stati vaccinati o dichiarati guariti dal Covid dall’Asl. «Chi è guarito ha con sé la comunicazione di fine isolamento dell’ufficio igiene: dovrebbe fare fede quella – ipotizza Alessandro Benelli, segretario provinciale della Fimmg – Possiamo rilasciare certificati vaccinali solo per i pazienti che abbiamo vaccinato noi». E quindi possono stare tranquilli (e viaggiare) gli ultraottantenni che hanno ricevuto la somministrazione di due dosi di vaccino dal proprio medico di famiglia. E gli altri? La palla dovrebbe rimbalzare sui Dipartimenti della prevenzione pubblica anche se la norma affida l’incombenza dei certificati ai medici di famiglia. La Regione Lazio, sulle proprie piattaforme informatiche dedicate al Covid, si è già organizzata per il rilascio dei certificati di avvenuta somministrazione. Risulta che anche la Regione Toscana se ne stia occupando.

«Al momento gli unici file che si possono scaricare dal sistema informatico sono attestazioni che non valgono ai fini della certificazione», osserva Benelli. Dopo aver immunizzato gli ultraottantenni, i medici di medicina generale potrebbero collaborare nella campagna di vaccinazione della popolazione più giovane. Per loro si ipotizza un coinvolgimento nella fascia dei 60-69 anni. «A maggior ragione, quello che non vogliamo è che il “green pass” si traduca nell’ennesimo carico di burocrazia – sottolinea il vicesegretario della Fimmg Niccolò Biancalani – Se dovessi rilasciare certificati per oltre i 100 miei pazienti guariti dal Covid non finirei più».