Sasso promette tanti prof in più ma ne sono previsti soltanto dieci

Gli alunni della Cesare Guasti col sottosegretario Sasso e la preside Ciambellotti nel giardino della scuola

Il sottosegretario all’Istruzione elogia le scuole di Prato: «Nessun focolaio Covid, un modello da esportare»

PRATO. Un albero dal Giappone, un messaggio di pace e un nastro colorato. Federico e i suoi compagni della V C della primaria Guasti avevano un compito “speciale”, ieri mattina. Hanno fatto da “Cicerone” al sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso nel giardino della scuola simbolo di Prato, della sua anima più multiculturale. «Lo scriviamo insieme?», ha chiesto il sottosegretario leghista al piccolo Federico. E il messaggio è che «Il sole della speranza illumini tutti i bambini del mondo». Quel mondo che è ampiamente rappresentato al comprensivo Marco Polo, prima tappa della visita del sottosegretario Sasso che prima di scoprire tre eccellenze del mondo scolastico pratese (Cesare Guasti, Convitto Cicognini e istituto Buzzi) ha avuto un incontro con il sindaco Matteo Biffoni, il presidente della Provincia Francesco Puggelli e la prefetta Adriana Cogode.

Un tour organizzato dal consigliere comunale del Carroccio Marco Curcio per far toccare con mano all’esponente del governo Draghi la peculiarità del “modello Prato” e mettere già sul piatto i tanti problemi del ritorno in classe a settembre, come la carenza degli organici a fronte di un continuo aumento degli studenti. «Qui – ammette Sasso – l’aumento è in controtendenza. Il nostro presidente Draghi vorrebbe vedere le cattedre occupate dal primo settembre: io mi accontenterei di fine settembre. Stiamo lavorando per stabilizzare il maggior numero di docenti a partire da coloro che hanno superato il concorso straordinario, da chi è nelle graduatorie Gae tenendo conto di chi lavora da almeno 36 mesi». La verità è che si sta delineando ora il puzzle dei posti in organico di diritto che saranno assegnati ai docenti per settembre: si tratta solamente di dieci cattedre in più autorizzate da Roma, secondo le prime proiezioni dell’ufficio scolastico provinciale.

ESEMPIO DA ESPORTARE

Che i protocolli antiCovid nelle scuole pratesi abbiano funzionato sono i numeri a dirlo: nessun focolaio è mai scoppiato nei nostri istituti. Tanto basta per trasformare la realtà pratese in «un modello da esportare». Parola di viceministro. «Sono state attuate procedure molto valide da cui trarre spunto». Sasso apre le braccia alla scuola aperta d’estate, prospettando attività ludiche e ricreative che ripropongono in una salsa più aggiornata i tradizionali centri estivi. «Non si tratta di allungare o anticipare l’anno scolastico ma di tenere aperte le scuole su base volontaria coinvolgendo le associazioni del terzo settore». Scadrà il 22 maggio un bando destinato ai Comuni per organizzare queste attività. E fondi nuovi stanziati per l’edilizia scolastica, cavallo di battaglia della Provincia, al centro del “dossier Prato” consegnato da Puggelli.

CICOGNINI, GUASTI E BUZZI: TRE SCUOLE SIMBOLO

Due scuole diverse e distanti pochi metri, due simboli di Prato. Da una parte una struttura che trasuda il fascino della storia con la "S" maiuscola, dall’altra una scuola che è laboratorio di convivenza e inclusione in tutte le lingue del mondo. Se alle Cesare Guasti la dirigente Mariagrazia Ciambellotti ha spiegato al sottosegretario Sasso quanto una sfida possa trasformarsi in opportunità grazie alla didattica inclusiva, al Convitto la rettrice Giovanna Nunziata ha aperto le porte di un istituto denso di storia, dove si sono formati Malaparte e D’Annunzio. Qui sono state le studentesse più grandi ad accompagnare l’esponente del governo fra gli spazi del teatro e del refettorio mentre si consumava il momento del pranzo per gli allievi della primaria. Nemmeno al Convitto sono rose e fiori per la dotazione di personale. La dirigente ha fatto presente a Sasso la carenza di educatori: mancano all'appello almeno dieci figure. Dulcis in fundo, la visita all'istituto Buzzi dove il sottosegretario ha visitato le nuove aule di informatica e l’ultima postazione inclusiva che permette ai ragazzi disabili di utilizzare il programma di disegno con gli occhi.

MANCANO ALL’APPELLO 200 ALUNNI CINESI

Alcuni sono rientrati dopo le vacanze di Natale, altri non si sono mai fatti vivi da settembre. C’è un “buco” nel mondo della scuola pratese: gli studenti di origine cinese che non sono tornati in classe per la paura di contagiarsi tra i banchi, nonostante i protocolli di sicurezza negli istituti. Un problema storico, quello del rischio di dispersione scolastica a Prato. Accentuato in tempo di pandemia dalla latitanza degli studenti di origine cinese che dovrebbero frequentare la scuola dell’obbligo. «Prima di Natale ci mancavano circa 500 alunni, ora ne abbiamo circa 200 da "recuperare" - racconta il sindaco Biffoni - La nostra realtà ha una sua peculiarità che merita un’attenzione speciale da Roma».

Attenzione che il sottosegretario ha promesso a partire da un impegno a esporre il caso delle assenze degli studenti cinesi sul tavolo del ministro Bianchi. Secondo l’osservatorio dell’ufficio scolastico provinciale, circa il 20 per cento dei 200 alunni cinesi iscritti e mai frequentanti alla scuola dell’obbligo ha richiesto l’educazione parentale:per cui questi studenti dovranno superare un esame prima di accedere all’anno scolastico successivo. E gli altri? Da questi numeri dipenderà anche la ripartizione dell’organico di docenti in vista di settembre. Perché quando torneranno gli alunni orientali ci sarà bisogno di personale sufficiente a garantire un numero sostenibile di iscritti per classe. Dieci posti aggiuntivi autorizzati da Roma non basteranno a rispondere al fabbisogno di cattedre ma, in base alle prime proiezioni, sembra che non si verifichi il taglio di cattedre degli anni passati.