Texprint, l’accusa del Si Cobas: "Produzione spostata altrove"

Alcuni degli operai in sciopero all'inizio di via Sabadell

Due sindacalisti e 18 scioperanti sono stati indagati per violenza privata: "Siamo tranquilli, chiediamo solo il rispetto del contratto nazionale di lavoro". Ma dall'azienda arriva una netta chiusura

PRATO. Una parte dei dipendenti della stamperia Texprint di via Sabadell sono stati messi in cassa integrazione e teoricamente la produzione è ferma, ma secondo il sindacato Si Cobas, impegnato da gennaio in una dura vertenza per la regolarizzazione dei contratti di lavoro e per ottenere la settimana lavorativa di 40 ore, la proprietà ha spostato la produzione altrove. Lo hanno affermato ieri, 23 marzo, Sarah Caudiero e Luca Toscano nel corso di una conferenza stampa davanti ai cancelli dell’azienda, all’indomani della decisione degli scioperanti (18 operai in prevalenza pachistani) di sospendere fino a venerdì il picchetto all’ingresso di via Sabadell. Il sindacato tenta così di “stanare” la proprietà cinese dell’azienda, che finora ha rifiutato di intavolare una trattativa giustificandosi col fatto che gli scioperanti impedivano il passaggio della merce. «In realtà noi abbiamo sempre tentato di bloccare la merce in uscita – dicono Caudiero e Toscano – Mai quella in entrata, con la quale la produzione poteva andare avanti. Mai abbiamo fatto violenza alle persone e tantomeno perquisito chi voleva andare a lavorare».

È sempre di ieri la notizia che i due sindacalisti, insieme ai 18 scioperanti, sono indagati per violenza privata in seguito alle denunce presentate dall’azienda. «Sì, abbiamo ricevuto un invito a comparire davanti al sostituto Petrocchi giovedì della scorsa settimana – confermano i sindacalisti – ma poi l’incontro è slittato al 1° aprile. Siamo tranquilli. Finora i giudici hanno riconosciuto che le nostre azioni rientrano nel diritto di sciopero».

Toscano e Caudiero dicono di aver visto coi propri occhi i furgoni della Texprint che, anche nei giorni di blocco della produzione, consegnavano merce ai pronto moda loro committenti. Pensano che le lavorazioni siano state affidate a terzisti.

«Un atteggiamento che dice tutto sull’azienda – attaccano i due Si Cobas – Da una parte si proclama una serrata illegale, si portano i dipendenti in piazza per sostenere le ragioni dell’azienda, si mettono lavoratori in cassa integrazione e si minaccia il licenziamento degli scioperanti (a cui sono arrivate lettere disciplinari, ndr). Dall’altra si sposta altrove la produzione, che evidentemente prosegue. Noi chiediamo semplicemente che qui venga rispettato il contratto nazionale, otto ore di lavoro cinque giorni alla settimana, e su questo non si possono fare concessioni. Non può passare il messaggio che qui le leggi dello Stato non si rispettano». Se entro venerdì non riprenderà la trattativa potrebbe ripartire il picchetto.

Ma dall'azienda arriva una netta chiusura. La Texprint non ha alcuna intenzione di avviare una trattativa sindacale sulle richieste del Si Cobas. Lo ha ribadito ieri con una nota ufficiale nella quale si afferma che «tutte le richieste e le rivendicazioni da parte dei dipendenti in sciopero saranno prese in considerazione e valutate dall'azienda solo singolarmente e se e quando saranno presentate per iscritto nelle opportune sedi e nel pieno rispetto della procedura e della legalità». Nella stessa nota l’azienda annuncia che da oggi ripartirà la produzione in via Sabadell e che i lavoratori che non scioperano avrebbero l’intenzione di denunciare per diffamazione il sindacato in relazione alle affermazioni secondo le quali sarebbero stati pagati per partecipare alla manifestazione di sabato in piazza del Comune. La Texprint «ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e la massima disponibilità a valutare le singole richieste dei dipendenti nelle sedi competenti, con il massimo rispetto delle procedure e della legalità confidando che non saranno tollerate dall’autorità giudiziaria eventuali ulteriori condotte criminose dello stesso genere di quelle perpetrate sino ad oggi»

Ma quello di via Sabadell non è il solo fronte sul quale è impegnato il Si Cobas. Ieri mattina Toscano e Caudiero hanno fatto un volantinaggio davanti alla Tintoria Superlativa di via Inghirami, insieme a un paio di interpreti cinesi. Il tentativo infatti è di coinvolgere nella lotta per i diritti dei lavoratori anche i dipendenti orientali della tintoria. Un compito molto più difficile rispetto alla mobilitazione dei pachistani.