Sospeso il picchetto davanti alla Texprint: "Si riapra la trattativa"

L'assemblea del 20 marzo davanti ai cancelli della Texprint

Il sindacato Si Cobas: da noi nessun atto di violenza, vogliamo solo la regolarizzazione dei contratti

PRATO. Il sindacato Si Cobas ha annunciato ieri, 22 marzo, la sospensione del picchetto davanti alla stamperia Texprint di via Sabadell, una mossa che avrebbe l’intenzione di far scoprire le carte all’azienda. Insieme alla decisione di sospendere il picchetto c’è il fatti la richiesta di far ripartire la trattativa sulle richieste del sindacato, cioè la regolarizzazione dei contratti dei 18 lavoratori in sciopero da altro due mesi.

«L’azienda minaccia la chiusura dando la colpa a chi sciopera – si legge in una nota diffusa dal Si Cobas – ma la responsabilità di questa situazione è della stessa Texprint che ha deciso di chiudere qualsiasi trattativa a fronte di una sacrosanta e semplicissima richiesta di regolarizzazione dei contratti. Per questo invitiamo ancora una volta l’azienda a sedersi ad un tavolo, entro questo venerdì, per dimostrare se davvero esiste la volontà di risolvere questa situazione oppure si vuole continuare soltanto a piangere lacrime di coccodrillo. La Texprint vuole invece continuare la serrata? Siamo di fronte ad un’azienda che richiede la licenza di sfruttare minacciando i posti di lavoro. È un messaggio inquietante che dovrebbe trovare la condanna durissima di tutte le istituzioni. Non si può e non si deve scegliere tra diritti e lavoro. Il comunicato diffuso dall’azienda è un fiume di menzogne e calunnie nei confronti del sindacato e di chi sciopera. In questi due mesi il picchetto si è svolto senza alcun atto di violenza e senza mai impedire a chi voleva farlo di recarsi al lavoro. Con altrettanta chiarezza rivendichiamo il blocco delle merci come diritto di sciopero dinanzi allo sfruttamento selvaggio».

Il sindacato contesta la narrazione della vertenza offerta dalla Texprint. «L’azienda la smetta di presentarsi all’opinione pubblica come “la vittima” di questa storia – afferma il Si Cobas – Siamo di fronte ad una serie incredibile di paradossi. Un’azienda interdetta per infiltrazioni mafiose che prova a far passare come delinquenti i lavoratori che denunciano lo sfruttamento e chiedono un contratto regolare; un’azienda che mentre prepara i licenziamenti disciplinari di tutti gli iscritti al sindacato accusa lo sciopero “di mettere a rischio i posti di lavoro”; un’azienda che prima annuncia l’indisponibilità ad ogni trattativa con le rappresentanze sindacali e poi piange pubblicamente il prolungarsi degli scioperi e delle agitazioni. L’azienda faccia vedere chiaramente se ha intenzione o meno di trovare una soluzione a questa vertenza. Chiediamo pubblicamente alla Texprint di sedersi ad un tavolo e riaprire la trattativa il prossimo venerdì. Nel frattempo sarà sospeso il picchetto ai cancelli. Non vogliamo che questo venga strumentalizzato per sfuggire dal tavolo o giustificare una serrata. Sarà la terza volta in un mese che il sindacato sospenderà il picchetto in maniera unilaterale. L’azienda la smetta di mettere avanti gli impiegati dell’amministrazione in imbarazzanti messe in scena come quelle di sabato scorso e si assuma le proprie responsabilità. Non si può prima chiudere tutte le trattative e poi lamentarsi della continuazione dello sciopero e dell’agitazione sindacale. Soprattutto quando in gioco c’è nient’altro che il rispetto del contratto nazionale e delle leggi in materia di lavoro».