Presidio degli autisti di Corriere Cecchi davanti all'Inps

Il presidio degli autisti davanti alla sede Inps di via Valentini

Una dozzina di lavoratori sostenuti dal sindacato Slai Cobas protestano per la decisione di separare un ramo d'azienda. "Ci hanno messo in ferie forzate perché non abbiamo accettato di passare ad altre ditte"

PRATO. Una dozzina di lavoratori dell'azienda Corriere Cecchi, sostenuti dal sindacato Slai Cobas, hanno protestato davanti alla sede dell'Inps di via Valentini per la decisione di separare un ramo d'azienda e sostanzialmente smantellare il ramo del trasporto merci. «Ci hanno messo in ferie forzate perché non abbiamo accettato di passare ad altre ditte – spiegano i lavoratori – chiedono le nostre dimissioni per poi assumerci, dicono, in un'altra azienda ma questo è un primo passo per licenziarci». Gli autisti dipendenti di Corriere Cecchi srl e gli altri autisti terzisti accompagnati dal sindacato, hanno impugnato le azioni di smantellamento del ramo aziendale del trasporto merci.

«Qualsiasi procedura di cassa integrazione sarà illegittima e portata in sede legale in quanto l'azienda intende portare alle dimissioni il personale viaggiante che di fatto si sta procedendo a licenziare - aveva spiegato in una lettera Paolo Dorigo della Fao-Cobas Federazione autisti operai – l'eventuale richiesta di cassa integrazione è illegittima in quanto si richiede l' integrazione salariale all' Inps per un settore aziendale che l'azienda non intende recuperare ma solo chiudere. Avevamo già impugnato l'illegittima separazione di ramo d'azienda insieme ai lavoratori».

I manifestanti spiegano perché la protesta è avvenuta proprio davanti alla sede dell'Inps: «Invitiamo l'Inps, l'unità di crisi e le altre organizzazioni a rifiutare questa operazione datoriale e a non siglare alcun illegittima procedura di cassa integrazione. Se invece si avrà un accordo in tal senso lo stesso sarà portato in procura ravvisandosi in ciò gli estremi di reato ai danni dell'istituto previdenziale».

Già nel dicembre 2013 ci furono dei licenziamenti legati ai soci lavoratori della cooperativa Driver che forniva i lavoratori per la Cecchi Logistica perché c’era stato un cambio d'appalto. Sei anni fa ci fu una reinternalizzazione ed ora gli autisti vengono di nuovo esternalizzati . «Siamo davanti all'inps di Prato per far capire che non è corretto approvare la cassa integrazione. Non è legittimo questa decisione di separare i rami d'azienda e mandare a casa gli autisti ricorrendo un’altra volta all’esternalizzazione utilizzando risorse pubbliche».