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Colpo di scena nel caso Texprint: scatta l’interdittiva antimafia

Il presidio sindacale davanti alla Texprint di via Sabadell

La Prefettura di Prato ha notificato il provvedimento all’azienda di via Sabadell che è al centro di una dura vertenza sindacale

PRATO. La Prefettura ha notificato una interdittiva antimafia nei confronti della stamperia Texprint di via Sabadell, l’azienda a conduzione cinese che da un paio di mesi è oggetto di una dura vertenza sindacale da parte di alcuni dipendenti, sostenuti dal sindacato Si Cobas. Si tratta di un provvedimento di competenza del prefetto che si pone l’obiettivo di tutelare l’economia da infiltrazioni della criminalità organizzata, e il cui principale effetto è quello di escludere la società dai contratti con la pubblica amministrazione (l’anno scorso la Texprint ha incassato contributi per la produzione di mascherine in un capannone non distante dalla sede principale).

La Prefettura non conferma né smentisce, ma la notizia arriva da fonti qualificate e di fatto è un colpo di scena in una vicenda molto delicata che proprio ieri ha vissuto un paio di passaggi importanti.

È durata appena quattro giorni (due, se non si conta il fine settimana) la serrata annunciata giovedì pomeriggio dalla proprietà della stamperia di via Sabadell. Ieri, 9 marzo, gli operai in sciopero (18, quasi tutti pachistani che reclamano migliori condizioni di lavoro) hanno tolto il blocco ai furgoni in entrata e in uscita dal capannone e l’attività è ripresa, spiegano dall’azienda, «per recuperare alcuni ordini che non erano stati evasi nei giorni scorsi». Sempre ieri pomeriggio c’è stato un primo incontro tra i funzionari della Regione e i sindacalisti Si Cobas, a cui ne dovrebbe seguire un altro con l’azienda, prima dell’eventuale apertura di un tavolo di trattativa garantito dalla Regione per esaminare le richieste degli scioperanti che lamentano turni massacranti di lavoro.

Ieri mattina davanti alla Questura c’erano decine di poliziotti del reparto mobile di Firenze. Sono stati mobilitati nel caso di necessità proprio per la vertenza Texprint, ma non sono andati in via Sabadell.

Intanto la protesta sindacale potrebbe presto spostarsi davanti ai negozi della catena Dixie, uno dei quali è in via Garibaldi, che sono tra i committenti della Texprint. «Il consigliere del presidente Giani, Valerio Fabiani – si legge in una nota diffusa dal Si Cobas – al termine dell’incontro con sindacato e delegati, ha ricevuto anche una delegazione dei lavoratori in presidio fuori dal palazzo della Giunta regionale in piazza Duomo a Firenze. All’incontro era presente anche l’assessore al Comune di Prato Simone Mangani. Nei prossimi giorni l’Unità di Crisi convocherà l’azienda. Abbiamo ribadito al tavolo la necessità di tutti gli sforzi e le iniziative istituzionali per riportare al tavolo di trattativa l’azienda e procedere alla regolarizzazione dei contratti e delle condizioni di lavoro».

«I committenti sono parte in causa di questa vertenza – sostiene il Si Cobas -– Non è pensabile che chi utilizza, sebbene indirettamente, il lavoro sfruttato possa ritenersi estraneo e non responsabile di fronte a tutto questo. Per questi motivi la vertenza arriverà nei prossimi giorni davanti agli store del marchio Dixie».

Ma che cosa può aver convinto la Prefettura che fosse opportuno notificare un’interdittiva antimafia alla Texprint? Sul punto, in attesa di comunicazioni ufficiali, si possono fare solo congetture. Nei giorni scorsi il sindacato Si Cobas aveva fatto notare nel corso di una conferenza stampa che tra i dipendenti della stamperia figura tale Zhang Yu Sang, conosciuto come Valerio, un cinese di 41 anni che a luglio è stato arrestato dalla Finaza di Milano con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, aggravata dal metodo mafioso, per i suoi presunti contatti con Francesco Maida e Luciano Mercuri, il primo ritenuto vicino alla cosca di ’ndrangheta di Lino Greco a San Mauro Marchesato (Crotone).

Secondo i sindacalisti Sarah Caudiero e Luca Toscano, Zhang potrebbe essere un socio occulto della stamperia, mentre l’azienda ribadisce che si tratta di un semplice impiegato e non risulta che la Texprint sia coinvolta nelle indagini della Finanza. Di fatto il minuscolo sindacato Si Cobas, guardato con diffidenza dagli altri sindacati e da una parte della politica, e visto un po’ come un Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento, è riuscito ad accendere i riflettori su una situazione che merita di essere approfondita.