Vaccini agli over 80, anziani costretti a spostarsi

Sono pochi i medici che somministrano in ambulatorio le dosi del siero. Da martedì la campagna va a regime al Centro Covid Pegaso

PRATO. Va a regime da martedì 23 la campagna di vaccinazione delle persone con più di 80 anni, come annunciato nei giorni scorsi dalla Regione, ma si registra anche qualche malumore tra gli anziani. È il caso di Francesco Rossano, che fa l’esempio della propria madre di 94 anni. "Leggendo i quotidiani negli ultimi giorni – racconta – ho appreso che, in base all’accordo tra Regione e medici di famiglia, il medico potrà fare la vaccinazione sia nel proprio ambulatorio sia a casa del paziente quando le sue condizioni di salute siano precarie. Mia madre ha 94 anni ed è stata effettivamente contattata dal medico per la vaccinazione, però per la somministrazione dovrà recarsi all’ex Creaf, distante da casa sua almeno 4 chilometri, e non presso l’ambulatorio che dista cento metri. Ho contattato il numero regionale InfoCovid 0559077777 mi è stato detto che effettivamente a loro risulterebbe che il medico dovrebbe somministrare il vaccino presso il proprio ambulatorio e quindi avrei dovuto contattare il medico. Così ho fatto e il medico mi ha cortesemente risposto che lui, come tutti i suoi colleghi di Prato, somministra sì personalmente le vaccinazioni ai propri assistiti ma non nel proprio ambulatorio ma presso l’ex Creaf, e ciò accade perché nel proprio studio non ci sono le condizioni per svolgere questa attività".

Per chi ha difficoltà a spostarsi, come molti novantenni, si tratta di un bel problema, a cui non è stata finora trovata una soluzione. La vaccinazione degli ultraottantenni va a rilento e sono pochi (non si sa esattamente quanti) i medici di famiglia che accettano di fare le vaccinazioni negli ambulatori.

Ma non sta decollando nemmeno la vaccinazione di chi ha tra i 18 e i 55 anni e appartiene alle categorie prioritarie (personale sanitario, insegnanti, forze dell’ordine, da oggi anche il personale degli uffici giudiziari). In 52 giorni di campagna vaccinale a Prato hanno ricevuto la prima dose 8.855 persone, vale a dire una media di 170 al giorno. Una media che si abbassa a 110 persone al giorno per la somministrazione della seconda dose: in un mese l’hanno ricevuta 3.308 persone. Di questo passo, in una provincia di 258.000 abitanti, anche togliendo i minori servirebbero anni per ottenere la cosiddetta “immunità di gregge”.

Intanto ieri il bollettino della Regione sull’epidemia ha segnalato 71 nuovi positivi in provincia di Prato (62 a Prato, uno a Carmignano, 6 a Poggio a Caiano e tre a Vaiano) e una vittima del Covid, Filomena Tancredi, una donna di 76 anni deceduta all’ospedale Santo Stefano. Il totale dei contagiati in provincia sale dunque a 12.479, mentre quello delle vittime è arrivato a 307. Stazionaria la situazione dei ricoveri: 44 posti letto occupati su 56 nel reparto Covid, 19 su 20 in Terapia intensiva Covid; 42 su 42 alla Melagrana di Narnali, 13 su 21 all’ex Creaf.