Matrimoni quasi dimezzati nel 2020 e ci si sposa sempre più tardi: a 40 anni

Nei prossimi mesi si rischia un “ingorgo” di cerimonie e i prezzi potrebbero lievitare. L’industria del sì ha perso tre milioni

PRATO. Non è certo una sorpresa il fatto che nel corso del 2020 i matrimoni celebrati a Prato si siano quasi dimezzati, passando dai 384 del 2019 ai 230 dell’anno appena finito. È una delle principali conseguenze della pandemia che ha bloccato le cerimonie, soprattutto in primavera. Semmai viene da fare un plauso a quei coraggiosi che pur di sposarsi hanno rinunciato al corollario che i matrimoni si portano dietro, feste, pranzi al ristorante, abbracci. E non è difficile prevedere che nella seconda parte di quest’anno e, si spera, nel 2022 ci sarà un vero e proprio ingorgo di cerimonie, se il Covid sarà finalmente sconfitto.

Il risultato, però, potrebbe non piacere ai futuri coniugi: ci sarà più concorrenza per accaparrarsi i luoghi dove solitamente ci si sposa (non solo chiese, sale comunali o ville) e i prezzi di conseguenza potrebbero salire. Anche perché il fatturato del settore, con 150 matrimoni in meno, è calato di almeno tre milioni di euro, facendo un conto a spanne per difetto, e gli operatori vorranno rifarsi.

Scorrendo i numeri dell’annuario statistico del Comune di Prato si vede che nel 2020 i matrimoni sono diminuiti del 40%. Nel 2016 furono 426, l’anno seguente 378, poi 380, e nel 2019 come detto 384. Per la prima volta forse da sempre, nessuno si è sposato d’aprile l’anno scorso. Le coppie che hanno dovuto rimandare si sono rifatte a settembre, durante la tregua della pandemia, con 75 cerimonie, ma già a novembre i matrimoni si sono dimezzati rispetto all’anno prima, da 20 a 10.

La pandemia sembra aver rafforzato una tendenza in atto da anni, cioè la preferenza per il matrimonio civile rispetto a quello religioso. Nel 2020 sono state appena 58 le coppie pratesi che si sono sposate in chiesta, a fronte di 172 che hanno scelto il rito civile. In termini percentuali, tre matrimoni si quattro sono stati celebrati fuori dalle chiese. Nel 2018 le percentuali erano ancora di 61,6% contro 38,4% a favore del civile e nel 2019 si era passati al 70,3% contro 29,7%. Ora il civile è al 74,8%.

Un’altra tendenza apparentemente inarrestabile, ma su questa forse la pandemia non c’entra, riguarda l’età media degli sposi: ci si sposa sempre più tardi. Nel 2020 l’età media dello sposo è stata di 43,23 anni e quella della sposa di 39,27. Insomma, ci si sposa a 40 anni. Trent’anni fa, nel 1990, ci si sposava prima dei trent’anni (29,32 lo sposo, 26,57 la sposa). E ancora dieci anni fa, nel 2010, la situazione era molto diversa dal presente: 35,81 anni l’età media dello sposo, 32,70 quella della sposa.

Ci si è sposati meno, nel 2020, ma ci si è anche separati meno. Il totale delle separazioni nei dodici mesi appena trascorsi è di 77, contro le 79 dell’anno precedente, mentre i divorzi dichiarati nel 2020 sono stati 92 contro i 109 del 2019. Eppure in questo caso le cerimonie negate non c’entrano. Nessuno festeggia quando si separa o si divorzia.