La Casa del popolo di Coiano rischia di non riaprire per colpa della pandemia

Carlo Monni improvvisa una spettacolo alla Casa del popolo di Coiano nel 2004. A sinistra Franco Casaglieri

Quarant’anni fa Cesarina Tortelli ne fece un tempio laico della sinistra. Il presidente dimissionario Bensi: "Da marzo abbiamo perso centomila euro". Avviata una sottoscrizione

PRATO. La Casa del popolo di Coiano è tra quelle che rischiano la chiusura definitiva, il fallimento. Ed è l’icona della Prato operaia del grande sviluppo del dopoguerra, quando la città, negli anni Sessantga, fu indicata come uno dei luoghi con la più alta crescita industriale del mondo. Ora è tutto diverso. Le migliaia di metri quadrati del circolo Arci sono chiusi dalla pandemia che da marzo scorso ha lasciato aperti questi locali solo da giugno ai primi di settembre. Ora i costi della pandemia da coronavirus sono pesanti, pesantissimi. Anche con tutta la parsimonia possibile, col solo asporto del bar e i divieti di assembramento il Circolo rischia il tracollo finanziario.

Ci vorrà forse una nuova Cesarina Tortelli, figura storica del quartiere nord della città, quando a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta andò casa per casa a convincere centinaia e centinaia di persone che lì, in quella parte della Prato industriale, operaia e impiegatizia, ci voleva una Casa del popolo più grande e ambiziosa. Ci voleva un luogo di aggregazione che si imponesse, mentre a pochi metri la città cresceva a dismisura con i nuovi palazzi di viale Galilei e delle strade vicino al Bisenzio. Un quartiere con decine di migliaia di persone, che migravano verso “l’età dell’oro” da altre parti della Toscana e d’Italia. Cesarina Tortelli, più di quarant’anni fa, ce la fece. Raccolse i soldi delle sottoscrizioni di centinaia di vecchi e nuovi pratesi e la nuova Casa del popolo di Coiano nacque, mattone sopra mattone, nel 1975.

Dal 1948 al 1975 il circolo di Coiano era stato in affitto alla Terrazza Paradiso in via Bologna. Prima del fascismo, la Casa del popolo si trovava in via di Coiano di fronte alla Chiesa. Una storia lunga quella del quartiere fra fabbriche, telai, rifinizioni e tintorie, alla foce della ValBisenzio con la tramontana che quando tira si porta via dietro tutto.

«La situazione è pesantissima. Drammatica. Una perdita di 100mila euro di incassi da marzo ad ora e non riusciamo a fronteggiare le spese, anche solo quelle di gestione». Mario Bensi, 80 anni, socio Arci dal tempo che fu, è il presidente dimissionario del Circolo. «Per fronteggiare questa grave situazione economica ci vuole una persona più giovane» ha ripetuto più di una settimana fa al consiglio dell’associazione. «Siamo stati circolo di riferimento per il progetto “Porto Franco” e da 15 anni ne portiamo avanti tanti come “Incontrarci per capirsi”. Ma adesso è tutto chiuso. Ora come ora non so se ce la faremo a rialzarci» dice Mario Barbacci, ex vicepresidente della Circoscrizione nord e membro del consiglio del circolo. «Da qui sono passati tante volte Carlo Monni, attori, uomini dello spettacolo, della politica e della cultura, basti pensare anche ad un candidato al premio Nobel per la Pace» ripete Barbacci. Qui Gad Lerner fece la diretta della trasmissione tv “Pinocchio” su RaiUno alla fine degli anni ’90. E Tony Reale, 84 anni, che ha partecipato tempo fa alla prima edizione di “The voice Senior”, il programma musicale condotto da Antonella Clerici, a Coiano è di casa. Anzi, è stato consigliere del Circolo fino a tre anni fa. La Casa del popolo di Coiano oggi ha circa 600 soci. Ma ora, se proseguono le restrizioni, il rischio è quello di vedere tutto serrato. E chissà per quanto.