"Cari ragazzi, tornate a scuola". Gli insegnanti scrivono ai genitori cinesi

Un gruppo di studenti (foto d'archivio)

Quattro docenti lanciano un appello alle famiglie che hanno paura del contagio. "Quello che state perdendo è troppo importante per la vostra vita..."

PRATO. Cari studenti cinesi, tornate a scuola. L’appello, sotto forma di lettera aperta, arriva da quattro insegnanti (Francesco Giura, Cristiana Landi, Chiara Breschi e Francesca Fabeni) ed è firmato da decine di docenti in gran parte del Liceo Brunelleschi, ma anche del Liceo Livi, del Convitto Cicognini, del Petrocchi di Pistoia e del Marchi di Pescia. Un appello che parte da quello che è sotto gli occhi di tutti: da settembre sono centinaia gli studenti figli di famiglie cinesi che vengono tenuti a casa per paura del Covid.

«Cari ragazzi, la scuola o è dal vivo, in presenza, coi nostri corpi e le nostre voci, anche se coperte dalle mascherine, o non è vera scuola – scrivono i docenti – Quello che state perdendo è troppo importante per la vostra vita adesso e per il vostro futuro, e – aggiungiamo – per il futuro del nostro territorio e dell’Italia. Cari genitori, voi avete un ruolo fondamentale per garantire ai vostri, ai nostri ragazzi l’istruzione scolastica, e un futuro libero, dignitoso, che li porti a costruire una società migliore. Tornate a scuola o almeno discutiamone insieme, cerchiamo soluzioni efficaci anche nella difficoltà».

«Cari ragazzi, care famiglie, oggi, nella nostra provincia, gli alunni di origine cinese sono fra quelli che più stanno pagando la crisi del coronavirus. Da quando è iniziata la seconda ondata, infatti, moltissimi di questi ragazzi hanno smesso di frequentare la scuola, soprattutto alle superiori. Alcuni di loro hanno cercato di recuperare con le videolezioni da casa, ma le difficoltà con la lingua italiana sono aumentate, perciò tanti hanno abbandonato anche questa modalità. È quello che è successo ovunque: le difficoltà e le debolezze degli alunni si accentuano con la didattica a distanza, e a rimetterci è chi già partiva da uno svantaggio, sia esso economico, sociale, emotivo o linguistico, come per molti alunni di origine cinese».

«Ma la paura non deve paralizzarci; è necessario reagire facendo tesoro dell’esperienza degli ultimi mesi, per cercare insieme soluzioni e non rinunciare a un bene essenziale come il pane qual è l’istruzione. La scuola è un diritto fondamentale per la vita della nostra società; ogni soluzione di ripiego, come di fatto è la didattica a distanza, ne svilisce la funziona educativa e civile. Ben venga quindi una parziale riapertura in presenza della scuola, anche delle superiori! Certo non basta. Il rischio zero, lo sappiamo, non esiste, ma sì il dovere di contenere con ogni mezzo il contagio. La scuola utilizzerà tutti gli strumenti di cui dispone per garantire la sicurezza dei ragazzi, ma anche gli enti locali dovranno provvedere a un trasporto pubblico adeguato per evitare gli assembramenti e la diffusione del virus. Approfittiamo per richiamare l’attenzione dei nostri amministratori su questo punto assolutamente centrale. La sicurezza a scuola (ma anche prima e dopo la scuola) è un’esigenza comune (di studenti, genitori, docenti): possiamo unire le forze per ottenere ciò che riteniamo indispensabile per garantirla».