PRATO. Le motivazioni della sentenza avrebbero dovuto essere depositate in tre mesi, ma di mesi ne sono passati già più di sei e le motivazioni non sono ancora uscite. Stiamo parlando del processo al termine del quale, lo scorso primo giugno, una donna pratese di 32 anni è stata condannata a sei anni e sei mesi di reclusione per aver avuto una relazione sessuale con un ragazzo che all’epoca non aveva ancora compiuto 14 anni e dal quale ha poi avuto anche un figlio. Lo stesso giorno fu condannato (a un anno e otto mesi) anche il marito della donna, per essersi attribuito la paternità del bambino pur sapendo che non era suo.
Il dispositivo della sentenza fu letto dal giudice Daniela Migliorati, che si prese 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni. Ad oggi però queste motivazioni mancano, ma il presidente del Tribunale, Francesco Gratteri, assicura che è questione di giorni. Anche perché la giudice Migliorati, che nei mesi scorsi era stata applicata anche all’ufficio Gip, presto potrebbe essere trasferita e dunque dovrà smaltire l’arretrato.
Il presidente del Tribunale si trova anche a fare i conti con la cronica carenza di organico, aggravata all’emergenza Covid, sia per quanto riguarda il personale amministrativo che per quello giudicante. Una carenza che non sarà risolta in tempi brevi. Tre giudici sono in congedo per maternità e una quarta lo sarà presto, spiega Gratteri, mentre tre nuovi giudici assegnati a Prato non arriveranno prima di ottobre. Anche per questo il presidente del Tribunale ha chiesto che Daniela Migliorati rimanga a Prato altri sei mesi.
