Il magico violino che ridà il sorriso ai bimbi del Meyer

«Mamma, ascolta. È la musica di un angelo». La bambina si tira su, si siede sul letto. E chiude gli occhi. Segue quella melodia, quasi potesse toccarla. A crearla è Patrizia Ronconi, 48 anni, di Firenze. Insegnante di musica, suona il violino da quandone ne aveva dieci

«Mamma, ascolta. È la musica di un angelo». La bambina si tira su, si siede sul letto. E chiude gli occhi. Segue quella melodia, quasi potesse toccarla. A crearla è Patrizia Ronconi, 48 anni, di Firenze. Insegnante di musica, suona il violino da quandone ne aveva dieci. E da 17 è una delle operatrici musicali dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. È lei, con quello strumento che ormai è diventato l’estensione del suo cuore, a regalare momenti di gioia ai piccoli pazienti, spesso costretti in un letto. Soprattutto ora che l’ospedale si è trasformato in una “bolla” inaccessibile ai più a causa dell’emergenza Covid. Ma poco importa, perché per la musica non esistono barriere. Patrizia prende il suo violino e si ferma in cima a una rampa di scale, in uno spazio di passaggio. Da lì, pur restando lei immobile, le sue note si infilano all’interno dei reparti, al primo e al secondo piano. E avvolgono, come in un caldo abbraccio, i tanti bambini costretti a letto.

Che ritrovano il sorriso. «Lavoro in ospedale da molti anni, dal 2003, grazie alla Fondazione Meyer – racconta la musicista fiorentina – e posso dire di averlo scelto, questo lavoro. Suonare al servizio dei bambini in ospedale è stato il coronamento della mia carriera ideale». Una carriera iniziata nel 1995, quando Patrizia Ronconi si diplomò al conservatorio di musica “Luigi Cherubini” di Firenze, sotto la guida del maestro Stefano Michelucci . Poi, nel 2002, la svolta con il primo corso per operatore musicale nell’ospedale pediatrico, organizzato dall’associazione culturale “Athenaeum musicale fiorentino” in collaborazione con l’ospedale Meyer e la Fondazione Meyer. «Suonare per i piccoli pazienti è uno scambio reciproco, le sensazioni si regalano e si ricevono – racconta Patrizia – Guardo i loro sguardi e, al tempo stesso, quelli dei genitori. Osservo quei sorrisi che arricchiscono anche noi».

E che dire del repertorio? «Quello varia a seconda delle situazioni –spiega – Nei reparti neonatali suoniamo ninnananne e musiche infantili, che poi insegniamo anche ai genitori, per cantarle a loro volta, per cullare i figli. Negli altri reparti, invece, cerchiamo di essere più contemporanei. Per distrarre i piccoli pazienti dalla malattia e far trascorrere loro momenti di serenità». D’altra parte l’ospedale Meyer lo fa da sempre, come spiega la dottoressa Maria Baiada , referente della terapia del gioco per la Fondazione Meyer. Regalare un sorriso ai piccoli pazienti è un dovere, certo. Ma più che altro una soddisfazione, soprattutto in un momento complicato come quello che stiamo attraversando.

Con il Covid che tende a rendere tutto più difficile. Ma non al Meyer. «Il gioco entra a far parte della cura, grazie al sostegno della Fondazione – spiega Baiada – In questo delicato periodo, al Meyer, in tutti i reparti in cui è possibile farlo, sono gli stessi sanitari ad attivare gli interventi mirati dei musicisti, dei clown e dei cani, a supporto della cura dei piccoli pazienti. Vogliamo preservare la dimensione di gioco del bambino durante il suo periodo di ospedalizzazione. Per questo mettiamo in campo tutte le risorse che abbiamo, in sicurezza. L’accesso in ospedale è stato limitato, ma non vogliamo far sentire loro la mancanza di nulla. Chiunque entri in ospedale, operatori compresi, viene sottoposto al tampone per creare una situazione protetta. Per loro e le famiglie. Quello appena trascorso è stato un Natale diverso ma non per questo meno magico. Abbiamo cercato di non far sentire ai bambini la mancanza di nulla».

«L’ospedale pediatrico fiorentino è stato costretto ad adottare regole molto rigorose per tutelare la sicurezza degli operatori e dei piccoli pazienti – conclude la dottoressa Baiada – ma la nostra soddisfazione più grande è che l’atmosfera di festa non è mai venuta meno. È entrata in corsia e ha regalato un sorriso a tutti i bambini ricoverati. Come ogni anno è stato allestito l’albero di Natale, uno dei cedri del grande parco davanti alla “Hall Serra”, mentre un altro si trova nel parco sul retro dell’ospedale per i bambini ricoverati nell’area dedicata al trapianto di midollo osseo che, proprio per questo, sono costretti a lunghi periodi di isolamento». Perché, più di ogni altra cosa, il Meyer vuol far divertire i bambini. E la musicoterapia è uno degli strumenti più preziosi. «La musica crea sempre un momento magico. E il sorriso dei pazienti è, per noi, il compenso più bello», conclude Patrizia Ronconi, riponendo nella custodia il suo inseparabile violino.