Covid, operatori sanitari contagiati il doppio di altre categorie

I risultati dello screening promosso dalla Provincia di Prato a partire dal 27 aprile sono stati pubblicati sulla rivista “Vaccines”

PRATO. Gli operatori sanitari sono stati contagiati dal Covid in misura più che doppia rispetto a chi lavora nei servizi essenziali e ancora di più di chi lavora da casa. Lo si ricava dai risultati della campagna di screening sierologici promossa a partire dallo scorso 27 aprile dalla Provincia di Prato, ora pubblicati sulla rivista scientifica “Vaccines”. La ricerca è stata condotta con la collaborazione dell’Università di Firenze, del Dipartimento di prevenzione dell’Asl e dei Comuni di Carmignano, Poggio a Caiano, Vaiano, Vernio, Cantagallo e Montemurlo.

Il presidente Francesco Puggelli, anche in veste di medico, ha partecipato attivamente alla ricerca, messa i piedi con l’obiettivo di valutare le dinamiche di trasmissione nei gruppi ad alto rischio durante i mesi di lockdown.
Lavoratori e volontari della Protezione Civile, dipendenti dei Comuni, e personale dell'Azienda Sanitaria che sono stati in “prima linea” nella prima fase della pandemia sono stati invitati a sottoporsi al test sierologico rapido in modo da poter studiare quanto la circolazione virale sia stata superiore rispetto alle persone rimaste a casa.

In totale sono stati testati 4.656 partecipanti. Gli anticorpi anti-Sars-CoV-2 sono stati trovati in 138 soggetti, pari al 2,96% delle persone testate. La sieroprevalenza negli operatori sanitari, nei partecipanti coinvolti nei servizi di supporto essenziale e in coloro che hanno lavorato da casa era rispettivamente del 4,1%, dell’ 1,4% e dell’1% .

«Lo screening rapido degli anticorpi su ampi gruppi di popolazione può aiutare a monitorare le dinamiche di trasmissione e a valutare l'efficacia delle misure di controllo delle infezioni – ha detto Puggelli – Da medico, ancor prima che da presidente, ritengo che questo sia un piccolo ma significativo contributo che abbiamo voluto dare immediatamente, nel giro di poco tempo, dopo l’inizio della pandemia. Con l’arrivo del vaccino, siamo convinti che si possa finalmente dare una soluzione ulteriore all’isolamento che - insieme ai dispositivi di protezione - fino ad oggi è stato l’unico modo che abbiamo avuto per difenderci dal contagio».
«Seppure i risultati siano in linea con quanto rilevato in altre aree del Paese – spiega il professor Guglielmo Bonaccorsi dell’Università di Firenze – altre ricerche hanno segnalato un ampio intervallo nei livelli di sieroprevalenza sia in coloro che, a causa della propria professione, sono più esposti al contagio, che nella popolazione generale. Ciò consente di poter rapidamente condividere con l’autorità politica le informazioni necessarie per mettere in atto le misure generali di contenimento più idonee, così come di lavorare insieme alla popolazione generale e ad alcuni gruppi a maggior rischio sulla condivisione di conoscenze e comportamenti appropriati che ogni cittadino deve porre in essere».