Apre il Centro Covid Pegaso: il "paziente uno" è un giovane

Prato, per ora sono occupati solo due letti su 191 disponibili

PRATO. Con il Covid se l’è vista brutta a 29 anni ma ora sta meglio. Sì, perché se il suo quadro clinico non fosse migliorato, non sarebbe mai finito nella struttura Covid a bassa intensità di cura dell’ex Creaf. È un ragazzo del 1991 il paziente numero uno ricoverato al centro Pegaso inaugurato in pompa magna l’8 dicembre dal presidente della Regione Eugenio Giani.

L’orologio segnava le 14. 57 quando un’ambulanza della Misericordia proveniente dal Santo Stefano ha lasciato nell’edificio di via Dossetti il giovane paziente. Alle 15 era già dentro: ad accoglierlo, la direttrice dell’ospedale Daniela Matarrese e il responsabile medico del centro Pegaso Alessandro Farsi. Un tragitto di cinque minuti condensato in un raggio di due chilometri che si ripeterà 20 minuti più tardi. Alle 15.20 si presenta ai cancelli dell’ex Creaf un altro mezzo, stavolta un pulmino dei servizi sociali: è il turno del secondo paziente. Ha 56 anni, anche lui sta meglio ed entra all’ex Creaf. Quelle che si sono spalancate al ventinovenne e al cinquantaseienne sono le porte di uno locale spazioso: 1.700 metri quadrati adibiti a 191 posti letto.

Oggi è previsto l’arrivo di altri pazienti, sempre alla spicciolata. C’è una figura di "bed manager" chiamata a gestire l’approvvigionamento dei posti letto e la distribuzione nei vari presidi di area vasta. «I due pazienti non hanno bisogno di ossigeno: giungono al centro Pegaso per proseguire il loro percorso di cura verso la guarigione», dice Farsi, primario di allergologia "prestato" al ruolo di responsabile medico del centro Pegaso. Il 59enne abita a Prato, il ragazzo arriva da fuori città. Perché solo due persone ricoverate? Una risposta risiede nei numeri ed è Matarrese a snocciolarli: ieri in area medica i posti occupati al Santo Stefano erano 78, 14 quelli in terapia intensiva. Niente a che vedere con il tasso di occupazione dei letti di qualche settimana fa. «La pressione sull’ospedale si è ridotta - conferma Matarrese - Siamo in dirittura d’arrivo con i lavori di ampliamento al Santo Stefano: la prima ala sarà consegnata entro questa settimana».

Un’altra questione è che nell’ex Creaf si possono attivare al momento solo 20 posti letto in base ai numeri del personale sanitario a disposizione: un team di nove medici (molti dei quali specializzandi) e 14 unità fra infermieri e Oss. «La turnazione giornaliera è garantita da due medici in servizio la mattina, due il pomeriggio e uno la notte - racconta Matarrese - Se ci sarà necessità di aumentare questi numeri il nostro direttore generale potrà chiedere ad altre aziende sanitarie».

Innegabili i problemi di reclutamento di camici bianchi. «Rispetto alla prima ondata - osserva Farsi - abbiamo più difficoltà a reperire specializzandi da Careggi».