Cento operatori sanitari positivi al Covid: «Servono assunzioni, non il precariato»

Il presidio dei lavoratori in occasione dello sciopero del pubblico impiego

Sindacati in piazza per lo sciopero del pubblico impiego. Cgil preoccupata per i contratti a tempo determinato all’ex Creaf

Che metta passione e fatica nel suo lavoro lo si capisce dagli occhi. Sono occhi stanchi, di chi ha i minuti contati per correre da un letto a un altro. Paola, operatrice socio-sanitaria del Santo Stefano, tiene in mano una bandiera della Cisl: ha aderito allo sciopero nazionale del pubblico impiego indetto da Cgil, Cisl e Uil per chiedere il rinnovo di un contratto scaduto, più sicurezza e stabilizzazione dei precari.

«Se prima ci volevano cinque minuti per accudire un paziente, ora con il Covid ce ne vogliono venti. Capita che due Oss abbiano 40 pazienti da seguire». Paola è un nome di fantasia, indispensabile per mantenere la privacy delle lavoratrici e dei lavoratori in sciopero come richiesto dai sindacati al Tirreno. Fa parte dell’esercito di circa 500 Oss in servizio all’ospedale. Ce ne vorrebbero di più, in vista dell’operatività dell’ospedale ex Creaf e delle due ali del Santo Stefano in costruzione.


«A Prato il personale di infermieri e Oss è sottostimato del 20% rispetto al turnover – fa sapere Massimo Cataldo, coordinatore di area vasta della Fp Cisl - Siamo preoccupati per la carenza del personale in vista dell’apertura dei nuovi presidi sanitari: abbiamo chiesto un incontro alla direzione generale».

A proposito di ex Creaf, la previsione è di assumere per il momento sette infermieri, tre Oss e quattro medici attingendo da graduatorie Estar per titoli ed esami ormai in via di esaurimento che dovranno essere rimpinguate da nuove graduatorie solo per titoli: queste ultime però potranno consentire solo assunzioni a tempo determinato.

«Ci preoccupa che l’apertura dell’ospedale nell’ex Creaf possa generare ulteriore precarietà – osserva Sandro Malucchi, segretario della Fp Cgil - nell’eventualità che si instaurino rapporti a tempo determinato per 12 mesi quando la normativa prevede fino a un massimo di 36 mesi. Questione fondamentale per dare prospettive alla sanità pubblica prima che alle lavoratrici e ai lavoratori».

La coperta è corta anche per via dei contagi. «Abbiamo circa un centinaio di operatori positivi – fa sapere Andrea Borgheresi, segretario aziendale Fp Cisl dell’ex Usl 4 - Oltre a ciò, le ultime assunzioni dell'Asl stanno lasciando sguarnite le strutture sanitarie private come villa Fiorita, centri medici e Rsa».

A Prato erano quasi quattromila i lavoratori chiamati a incrociare le braccia per 24 ore: tra dipendenti della sanità, enti locali, funzioni centrali dello Stato. Oltre un migliaio di operatrici e operatori del sanitario non hanno potuto scendere in piazza per garantire i servizi legati all'emergenza sanitaria. «Alta l’adesione di chi ha aderito allo sciopero ma era al lavoro per garantire un servizio essenziale – conclude Malucchi – riconoscibile grazie a un distintivo attaccato alla divisa». —

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