PRATO. Combattuti tra la soddisfazione per il ritorno in zona arancione e i dubbi sulla lotteria degli scontrini, i negozianti di Prato hanno ripreso l’attività in vista delle vendite di Natale.
In molti hanno passato il sabato a preparare i negozi (Piumi, Mantellassi, Clochard, Cioni, Sauro Mazzoni) perché dopo oltre due settimane di stop (qualcuno ha lavorato con le consegne a domicilio) per rimanere sul mercato c’è necessità di vendere. «Proprio così – spiega Stefano Mugnaioni del negozio Clochard, abbigliamento da uomo – In questo periodo abbiamo cercato di fidelizzare il cliente attraverso un rapporto costante e qualche vendita con consegna a domicilio ma non è lo stesso. Ora possiamo ripartire e il mio augurio è che i pratesi e coloro che amano il made in Italy possano venire direttamente al negozio e provare l’abito o il pullover o la giacca. Chiediamo di non utilizzare acquisti online perché in quel modo tutti i negozi di vicinato andrebbero a morire. Già la situazione è complicata, se poi la maggior parte si dirottano su piattaforme dove non c’è più il contatto con il negoziante allora sarà difficile andare avanti».
«È complicato – dice Riccardo Petrucci dell’abbigliamento Cioni – Il nostro motto è Esistiamo. Il 2020 ormai è perso. Chiediamo di congelare le tasse di quest’anno e di avere risarcimenti sostanziosi, perché i ristori arrivati sono del tutto insufficienti a compensare le perdite oltre alla possibilità di revoca di segnalazione dei titoli non pagati per merce che ancora non abbiamo potuto vendere».
Un altro tema è quello dei saldi con la partenza degli stessi che è stata posticipata al 30 gennaio ma con la possibilità di fare vendite promozionali da inizio gennaio. «È stata una mano tesa verso i negozi di vicinato che dovrebbe essere replicata al di là del periodo di emergenza che stiamo vivendo – continua Petrucci – Ma le nostre associazioni di categoria dovevano tenere duro sulle vendite promozionali che potranno iniziare a gennaio perché rischiano di neutralizzare gli auspicati benefici».
«Ora dobbiamo pensare a salvarci e a tamponare le ferite – continua Mugnaioni – ma anche se è giusto rinviare i saldi, il mese che abbiamo perso difficilmente sarà recuperato». Un altro dibattito che tocca gli esercenti è quello della Lotteria degli scontrini che partirà dal 1° gennaio e punta a invogliare i contribuenti a richiedere l’emissione dello scontrino elettronico e a pagare con strumenti tracciabili come carte, bancomat e app. Ma questo, secondo i negozianti, in un contesto così complicato, si traduce in altri costi (dai 200 ai 500 euro in caso di acquisto di nuovo registratore di cassa). «Con tutto quello che è accaduto nel 2020 è impossibile considerare una priorità per i commercianti quella di sostenere nuovi costi per adeguare il registratore di cassa – spiega il presidente di Confesercenti Mauro Lassi – La vera lotteria la stanno vivendo gli esercenti oggi aperti, ma che non sanno cosa accadrà domani». Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore di Confcommercio Tiziano Tempestini: «La lotteria degli scontrini va rimandata. Non è il momento per fare impegnare economicamente gli imprenditori, addossandogli altra burocrazia. Siamo in una fase in cui non sappiamo come le aziende riapriranno e quale sarà l’impatto sulle vendite natalizie». –
