Prato, l'ecatombe di novembre: oltre cento morti in più

Da marzo 310 decessi in aggiunta a quelli attesi, un aumento del 20% rispetto alla media. Meno della metà sono attribuiti al Covid, una cifra sottostimata

PRATO. Tra marzo e novembre a Prato sono morte 1.858 persone. In base alla media dei cinque anni precedenti erano attesi 1.548 decessi. Vale a dire che ci sono stati 310 decessi in più di quelli attesi, pari a un aumento del 20% della mortalità, ma meno della metà di questi decessi (circa 150 dei 170 totali in provincia) sono ufficialmente attribuiti all’epidemia di Covid-19 (142 secondo la Protezione civile). Gli altri, sempre in base alle statistiche ufficiali, sono morti per altri motivi.

L'anomalia. È questa l’anomalia più vistosa nelle cifre elaborate col prezioso aiuto dell’ufficio di Stato civile del Comune di Prato. L’anomalia non è tanto nell’aumento della mortalità, che era ovviamente attesa in conseguenza della pandemia, quanto nella portata di questo aumento. Uno scostamento del 20% era difficilmente prevedibile alla metà di marzo, quando c’è stata la prima vittima, e anche in estate, quando ci si illudeva che fosse tutto finito.

I picchi. I mesi più neri sono stati aprile, con 52 decessi in più dell’anno precedente, agosto (+45), settembre (+48) e ottobre (+90), ma è a novembre che la situazione è definitivamente precipitata, con 112 decessi in più rispetto al 2019 (118 rispetto alla media dei cinque anni precedenti). In percentuale si tratta di un aumento del 63,8%. Tradotto in numeri assoluti, nel mese appena trascorso a Prato sono morte 302 persone, mentre nel 2019 i decessi erano stati 190 e la media dei cinque anni precedenti era 184. Come detto, solo una parte di questi decessi sono stati attribuiti al Covid, ma tutto lascia pensare che il numero delle vittime ufficiali dell’epidemia sia gravemente sottostimato rispetto alla realtà.

Le ipotesi. Il numero dei non residenti deceduti a Prato da marzo a novembre è di appena 26, pari allo 0,35% del totale, una cifra che spiega in piccolissima parte l’impennata dei decessi. L’altra possibile spiegazione dell’aumento, oltre ovviamente al Covid, è che alcuni anziani, per paura del contagio in ospedale o in ambulatorio, abbiano ritardato le cure di malattie gravi che poi sono diventate letali. Ma la spiegazione che pare più verosimile è che molti decessi classificati come “non Covid” siano in realtà stati provocati dal virus. Anziani morti nelle loro abitazioni senza essere stati sottoposti al tampone, per esempio.

I negazionisti. Di fatto questi impressionanti numeri sgomberano il campo nel dibattito sui morti “di” Covid o “con” Covid e dalle teorie dei negazionisti che danno tutta la colpa alle “patologie pregresse”. Del resto è difficile trovare un ottantenne che non abbia qualche patologia pregressa, semmai è la normalità. Questo non significa che un ottantenne non abbia un’aspettativa di vita di altri dieci anni, se non ci si mette di mezzo il Covid. Ed è questo il prezzo pagato dai nostri nonni all’epidemia, anni di vita, senza il conforto di poter stare accanto ai propri cari negli ultimi giorni, per un ultimo saluto.

La tendenza. Da marzo a novembre risultano 1.858 decessi nel Comune di Prato: 372 in più rispetto al 2019. Questo significherebbe un aumento della mortalità del 25%, ma come detto una stima più scientifica prende in considerazione la media dei cinque anni precedenti, da cui risulta un aumento della mortalità del 20% (310 decessi in più). Nei primi 11 mesi del 2020 sono morte 2.216 persone, un numero già più alto dell’intero 2019 (1.914). In base a questa tendenza il conto finale potrebbe arrivare a 2.500, rispetto a una media di 1.978 negli ultimi cinque anni. È il tributo pagato dalla città all’epidemia, soprattutto durante la seconda ondata la cui curva sta finalmente iniziando a scendere, nella speranza di non doverne affrontare una terza.